Librino, operazione Gramigna: rivalità tra due clan mafiosi

Le perquisizioni hanno consentito di rinvenire appunti ove erano riportate la contabilità di somme ricavo di attività di spaccio e somme di importo superiore ai 150.000 Euro

Nelle prime ore di questa mattina, la Squadra Mobile di Catania ha dato esecuzione a due distinte ordinanze di custodia cautelare emesse da G.I.P. del Tribunale di Catania  nei confronti di 15 persone (di cui uno latitante), gravemente indiziate, a vario titolo, del reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, spaccio continuato di cocaina e marijuana e detenzione d’armi.

I provvedimenti restrittivi trovano fondamento sugli esiti di due diverse indagini coordinate dalla D.D.A. di Catania nei confronti di distinti contesti malavitosi che controllavano il traffico di stupefacenti nel quartiere popolare Librino di Catania, quello riferibile agli Arena e quello capeggiato dai Nizza che si sono contrapposti per il monopolio dello spaccio in quella zona.

In forza della prima ordinanza sono stati tratti in arresto: S.A. (cl.1989) residente a Catania - inteso “Luppino” - pregiudicato; G.B. (cl.1983) residente a Catania - incensurato; U.B. (cl.1989) residente a Catania - inteso“Benny” - incensurato; O.C. (cl.1987) residente a Catania – con pregiudizi di polizia - posto agli arresti domiciliari; F.C. (cl.1986)  residente a Raddusa - incensurato; R.S. (cl.1986) residente a Raddusa - pregiudicato; C.V. (cl.1984) residente a Catania - pregiudicato.

Lo stesso provvedimento è stato notificato in carcere, perché detenuti per altra causa, a: G.B. (cl.1969) residente a Catania - pregiudicato; A.B. (cl.1990) residente a Catania - pregiudicato - già detenuto per altra causa, per cui il GIP ha prescritto la misura degli arresti domiciliari; A.S. (cl.1983) residente a Catania - pregiudicato.

I capi di accusa sono: reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e di spaccio continuato di cocaina e marijuana in concorso; reato di spaccio continuato in concorso di cocaina e marijuana.

Questo provvedimento restrittivo trova fondamento in investigazioni svolte dal settembre 2009 al dicembre successivo e che a loro volta presero spunto dalle ricerche dell’allora latitante Giovanni Arena. Le investigazioni consentirono di accertare che Simone Arena, l’unico dei 5 figli maschi dell’ex latitante ancora rimasto in libertà, era l’organizzatore dello spaccio di cocaina e marijuana nella “piazza” del Palazzo di cemento, in viale Moncada nr.3, in quel tempo attiva e controllata dagli Arena.

Questa organizzazione poteva fare affidamento sulla complicità di minorenni, dei quali uno tratto in arresto nel corso delle investigazioni, e su un articolato sistema di vedette che sorvegliavano la zona di spaccio utilizzando anche radio ricetrasmittenti. Nel contesto delle indagini, lo stesso Simone Arena venne tratto in arresto in flagranza di spaccio il 2.12.2009  insieme ad un minorenne.

Tra gli elementi di prova anche le dichiarazioni rese alla Squadra Mobile da una donna, una degli abitanti abusivi del Palazzo di Cemento. Questa aveva opposto il suo rifiuto a due sodali di Simone Arena, che le avevano chiesto di nascondere a casa propria dello stupefacente; per ritorsione era stata da questi rapinata e a forza “sfrattata” dall’abitazione che occupava abusivamente, che i malviventi chiusero apponendo un grosso lucchetto, obbligandola così ad andare a dormire per strada.

In forza della seconda ordinanza sono stati tratti in arresto: F.N. (cl.1975), residente a Catania - sorvegliato speciale di P.S. con obbligo di soggiorno; L.B. (cl.1975) residente a Catania - pregiudicato; D.R.L. (cl.1977) residente a Catania – pregiudicato – sorvegliato speciale di p.s.;
C.M. (cl.1975) residente a Catania - incensurato - posto agli arresti domiciliari.

Il secondo provvedimento restrittivo si basa sulle investigazioni condotte nel giugno del 2010 e avviate a seguito dell’arresto di Luigi Botta, avvenuto in data 16.06.2010 in forza di ordinanza di custodia cautelare, quale responsabile della detenzione di grammi 85 di cocaina. Le attività tecniche hanno condotto all’individuazione di suoi complici e sopratutto dell’elemento apicale di un articolato traffico di stupefacenti, F.N. che riveste tuttora primo piano nell’area militare della cosca Santapaola.

Come risulta dalle stesse investigazioni, i Nizza si sono aspramente contrapposti agli Arena per il controllo dello spaccio di droga nel quartiere Librino. Le investigazioni hanno fatto emergere che tutti e due i gruppi disponevano di armi e che addirittura Fabrizio Nizza e Luigi Botta disponevano di mitragliatori Kalashnikov, motivo per il quale è stata loro contestata la detenzione illegale di armi da guerra. Le attività investigative sono state supportate dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.

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Le perquisizioni hanno consentito di rinvenire appunti ove erano riportate la contabilità di somme ricavo di attività di spaccio, con nominativi dei debitori e somme di importo complessivo  superiore ai 150.000 Euro. L’operazione è stata denominata “Gramigna”.
 

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