Al via a Catania 'Lievito di Speranza' progetto inclusione per giovani stranieri

I corsivedranno i ragazzi dividersi tra ore in laboratorio e aula, al termine dei quali è previsto anche un tirocinio formativo

"Lievito di Speranza": è il nome del progetto presentato nei giorni scorsi a Catania per l’inclusione sociale e lavorativa di minori stranieri non accompagnati ospiti dell'Istituto San Giuseppe (via Monreale 15) della Congregazione Suore Serve della Divina Provvidenza. Tra loro anche giovani mamme e minori provenienti da altre comunità di accoglienza che operano nel territorio. Realizzato con i fondi della Conferenza episcopale italiana nell'ambito della campagna "Liberi di partire, liberi di restare" con lettera di presentazione del progetto firmata a nome della diocesi dall'Arcivescovo di Catania, mons. Salvatore Gristina.

Alla presentazione presenti come relatori, suor Rosalia Caserta, responsabile della comunità d'accoglienza, la Dott.ssa Anna Maria Garufi, presidente CNCA (coordinamento nazionale comunità di accoglienza) per la Sicilia, Giuseppe Lombardo, Assessore alla famiglia e alle politiche sociali del comune di Catania e la Dott.ssa Margherita Oliva, responsabile alle politiche giovanili del Comune di Catania. Per 18 mesi, 20 giovani migranti parteciperanno ad un corso base di panificazione e derivati da forno ed ad un corso dedicato al miglioramento e al potenziamento della lingua e della cultura italiana.

I corsi, tenuti da professionisti e tutor del settore, vedranno i ragazzi dividersi tra ore in laboratorio e aula, al termine dei quali è previsto anche un tirocinio formativo. L'intento è quello di renderli autonomi fino all'avvio di un punto vendita per i prodotti da forno realizzati direttamente nel laboratorio della comunità, con una Cooperativa di nuova costituzione, formata e gestita dalle donne e dai giovani in condizioni di disagio coinvolti nell'iniziativa. Il progetto si inserisce all’interno del contesto dell’istituto San Giuseppe, congregazione religiosa fondata nel 1921 a Catania da Maria Marletta, madre fondatrice dell’ordine religioso, che diede ospitalità a giovani donne che vivevano in grave pericolo morale e sociale ed alle quali offrì una casa e con laboratori di vario genere le educò all’impegno lavorativo per auto sostenersi e riacquistare fiducia e dignità.

Ad oggi la mission della congregazione è rimasta immutata portando avanti i seguenti servizi: due comunità alloggio femminile - maschile per minori; una casa di accoglienza per donne in difficoltà (con o senza figli); una comunità per minori stranieri non accompagnati; un centro socio-educativo per minori; scuola paritaria dell’infanzia e cinque laboratori di preavviamento al lavoro (ceramica, cucito, falegnameria, pasticceria, pasta fresca). "La Casa di Agata” è una comunità residenziale H24 per ragazze straniere che l'Istituto San Giuseppe negli ultimi anni ha portato avanti con semplicità e segretezza lavorando in rete con le associazioni di volontariato del territorio. Sono state tante le giovani donne straniere, soprattutto nigeriane, che hanno avuto l’opportunità di un sano riscatto e un dignitoso inserimento nel mondo del lavoro.

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