Linguaglossa, imprenditore "solo" contro la mafia: "Sciopero della fame"

Rosario Puglia è il titolare dell'azienda Cantine Don Saro che, da anni, fa i conti con mafia e usurai. Continue intimidazioni e la sensazione di essere stato "abbandonato" dalle istituzioni

"Sono Rosario Puglia dal lontano 2008 lotto la Mafia e la malavita organizzata alla quale appartengono molti colletti bianchi ed anche personaggi che dovrebbero tutelare tutti coloro che si sono ribellati, mettendo a repentaglio le proprie vite e le proprie attività lavorative". Comincia così la lettera inviata da questo imprenditore che, ormai stanco dell'indifferenza e non sentendosi tutelato dalle istituzioni, dal 25 Gennaio 2013 comincerà ad oltranza lo sciopero della fame e della sete "con abbandono di tutte le terapie che mi sono state prescritte", così si legge nella sua nota.

La sua storia - così come ci viene raccontata da Antonio Turri e Elvio Di Cesare rispettivamente presidente dell’associazione di volontariato “I Cittadini contro le mafie e la corruzione” e segretario dell'associazione Antonino Caponnetto - ha inizio nel lontano 2000 quando decide di dedicarsi all’attività di vignaiolo, acquistando diversi terreni per coltivarli a vigneti con lo scopo di produrre vini di qualità. Per realizzare questo progetto, ha impiegato capitali propri, ha utilizzato canali bancari e finanziamenti regionali che, inizialmente ottenuti, sono stati poi revocati.

Puglia è stato, così, costretto a richiedere l'aiuto di quelli che poi si sarebbero rivelati degli usurai. Nel 2008 decide di denunciare queste persone per il reato di usura e di estorsione. A seguito di tali denunce, uno dei due presunti usurai viene colpito da ordinanza di custodia cautelare in carcere supportata anche da intercettazioni telefoniche nelle quali si evinceva chiaramente il disegno dello stesso di ridurre sul lastrico il Puglia al fine di rilevare anche l’azienda di Linguaglossa.

Dopo la denuncia, però, il Puglia ha ricevuto una pioggia di denunce per truffa ed appropriazione indebita da parte di soggetti che erano stati dei suoi vecchi clienti e che lo hanno accusato di essersi appropriato di somme di denaro.

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"Lo Stato è assente, i burocrati si muovono con lentezza e menefreghismo, io cito il mio caso in quanto lo vivo in prima persona - scrive nella sua lettera il sig. Puglia - Dopo i risultati delle prime indagini, che hano portato in carcere alcuni malfattori, ancora gli organi inquirenti indagano senza nessun risultato apparente. Sono stato oggetto di diverse gravissime vessazioni mafiose, non ultima gli emissari della mafia obbligano i nostri clienti a non acquistare i Nostri prodotti. Ho tentato diverse volte il suicidio ma con l'aiuto di bravi psicologi ho capito che suicidarsi è un comportamento da vigliacco. Quindi ho deciso di mettermi a disposizione della collettività più debole affinchè politici, burocrati ed operatori di Polizia possano ravvedersi mettendo in moto le proprie coscienze".

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