Linguaglossa, una testa di agnello sull'auto dell'imprenditore Puglia

L'imprenditore vitivinicolo, che da 10 giorni ha iniziato lo sciopero della fame, subisce un altro gesto intimidatorio. Le associazioni chiedono "un urgente incontro al ministro dell'Interno"

Ha deciso di ribellarsi Rosario Puglia, denunciando il racket. L'imprenditore vitivinicolo di Linguaglossa, ormai da 10 giorni ha iniziato lo sciopero della fame. Un gesto forte contro mafia, usurai e quella che definisce "l'assenza dello stato". Adesso arrivano anche le prime minacce. Una testa mozzata di agnello, infatti, è stata trovata nell'auto dell'imprenditore.

L'episodio è stato denunciato aI carabinieri e reso noto da tre associazioni antiracket. Ma non finisce qui. Altri atti intimidatori, si rivela nel documento, sono stati denunciati. Si legge che ''anche l'impresa dei Giuffrida'', a Linguaglossa, ha ''ricevuto un altro chiaro messaggio intimidatorio": colpi di pistola sono stati esplosi contro la vetrina dell’attività commerciale, già distrutta da un incendio doloso.

Le associazioni "I cittadini contro le mafie e la corruzione", Antonio Caponetto e Testimoni di giustizia, vedono ormai “la situazione non più sostenibile”. Parlano anche di "silenzio assordante della politica siciliana e nazionale” nei confronti degli imprenditori antiracket di Linguaglossa che ''tentano di resistere alle mafie che sparano e a quelle economico politiche che le proteggono". Chiedono, inoltre, "un urgente incontro al ministro dell’Interno”.

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Forte l'appello finale: “se non ci sarà la disponibilità – conclude il documento – anche in considerazione dell’imprenditore di Milano, Frediano Manzi, al quale va la nostra incondizionata solidarietà, organizzeremo le opportune iniziative a sostegno delle vittime”.

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