Lockdown e ripresa di Catania, Raia (Spi Sicilia): “Si tenga conto delle donne”

"A causa del lockdown, le donne hanno pagato il prezzo più alto della reclusione domestica; in molte hanno subito nuovi abusi e alcune di loro si sono rivolte ai centri antiviolenza", ha commentato Concetta Raia

"È tempo che tutte le Istituzioni locali e regionali richiedano risorse per creare occupazione femminile e giovanile. È dunque il momento che le amministrazioni locali richiedano risorse alla Comunità europea e nel far questo - Catania non dovrà fare eccezione- sarà necessario non solo intercettare nuove occasioni di lavoro per tutti, ma anche tenere in conto donne e giovani che in questo momento storico rischiano di essere esclusi dal mondo occupazionale". E' quanto dichiara Concetta Raia, segretaria SPI Sicilia e responsabile Coordinamento donne dello SPI.

"A Catania come altrove, soprattutto nel periodo del lockdown, le donne sono state protagoniste attive dell’emergenza sanitaria, mentre nel frattempo gravava sulle loro spalle il lavoro di cura per i figli (pensiamo alle lezioni on line, soprattutto per i più piccoli), e le cure dei genitori anziani, nonché il lavoro domestico e tante altre attività di supporto ai lavori meno tradizionali. Le amministrazioni locali dovrebbero, ad esempio, guardare alle risorse da indirizzare in direzione dei servizi sociali, non solo perché centrali rispetto al welfare ma anche perché la progettazione si rivelerebbe più utile alla politiche di genere. A causa del lockdown, inoltre, le donne hanno pagato il prezzo più alto della reclusione domestica; in molte hanno subito nuovi abusi e alcune di loro si sono rivolte ai centri antiviolenza", continua la Raia.

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"Il governo è intervenuto nel Cura Italia con maggiori risorse a favore dei centri antiviolenza e delle case rifugio". Ora tocca alla Regione Siciliana intercettare nuove risorse e proporre nuovi bandi perché territori vasti e complessi come quello etneo, possano contare sulle competenze adeguate e perché si possa investire sui percorsi di autonomia delle donne abusate. Un percorso analogo va indirizzato anche alla necessità dei consultori per tutti ma che possano guardare in particolare ai giovani e alle donne. La medicina di territorio potrebbe rivelarsi la chiave giusta per aiutare le donne sul versante prevenzione in tutte le fasce d’età, ma anche su quello dell’igiene mentale. Un problema quest’ultimo che investe molte famiglie e che in ultima analisi pesa proprio sulle difficili gestioni familiari a carico di madri, figlie, sorelle. La CGIL nazionale da tempo auspica un più forte protagonismo femminile e una maggiore occupazione delle donne per recuperare quello che purtroppo è emerso in questa nuova emergenza sanitaria: l’aumento della disoccupazione femminile che rischia di rimettere in discussione anni di lotte e di conquiste a loro favore. Anche per questo la Regione, destinataria di enormi risorse da parte della Comunità europea e del Governo Nazionale, ha il dovere di creare lavoro buono e non più precario. La lentezza politica - progettuale che contraddistingue l’attuale Governo siciliano peró non è più sostenibile per realtà come quelle di Catania e la sua provincia. Le donne chiedono davvero un cambiamento radicale delle politiche di sviluppo; per questo alle amministrazioni chiediamo politiche di rilancio e di investimenti per Catania, anche nell ‘ottica di un nuovo “Patto”. Solo così sarà possibile disegnare una cornice programmatica dentro la quale attivare vere strategie. L’obiettivo sarà costruire nuove infrastrutture sociali e una crescita sostenibile. Ma se perdiamo l’occasione che ci viene data queste settimane, non ne avremo altre, e non potremo che rimproverare l’attuale classe politica per le nuove, eventuali sconfitte economiche", conclude Concetta Raia.

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