Dal diario di Luca Parmitano: prime settimane nello spazio

"Questi primi 10 giorni sono passati in un turbinio di attività talmente intense che faccio fatica a riconciliare tutto quello che è successo con ciò che riesco a richiamare alla memoria"

Foto dalla pag Fb di Parmitano

Dal diario dell' astronauta Luca Parmitano, il racconto delle sue prime settimane nello spazio:

"Questi primi 10 giorni sono passati in un turbinio di attività talmente intense che faccio fatica a riconciliare tutto quello che è successo con ciò che riesco a richiamare alla memoria.

Adattarsi a vivere in assenza di peso può essere divertente ma è una sfida costante. Le normali leggi di fisica che diamo per scontate non sono più applicabili, e il prezzo da pagare è la sensazione di essere continuamente in ritardo: con le operazioni, con le chiamate, persino con il proprio corpo. Vedete, muoversi senza peso significa che ogni piccolo contatto genera un movimento, per cui diventa improvvisamente difficile, se non impossibile, stare completamente fermi. E, una volta iniziato un movimento, diventa molto difficile fermarsi, come ho scoperto quando ho attraversato a tutta velocità il Nodo1, il Laboratorio Destiny e il Nodo2 per schiantarmi con tutta la mia “massa” nel cono del Nodo2 (fortunatamente pieno di “soffici” borse vuote e immagazzinate lì).

Anche se ancoriamo i nostri piedi, non è detto che il problema sia risolto: il nostro corpo ha tutta una serie di sensori che ci permettono di “sapere” inconsciamente la posizione dei nostri arti - che i nostri piedi, ad esempio, sono allineati con il suolo - e in automatico cercano di portarli verso condizioni note, causando indesiderate rotazioni. Quindi anche le parti “inconsce” del nostro corpo devono imparare a gestire l’assenza di peso!

Azioni quotidiane, come radersi o andare al bagno, diventano degne di un piano di azione ben pensato, studiato e… digerito. Ad esempio, poiché l’acqua non scorre, è impossibile pulire il rasoio! E mi sono dovuto inventare un metodo alternativo (potete immaginare che per me radersi è un momento particolarmente importante!) soffiando da un lato per raccogliere la crema da barba in un fazzoletto dall’altro lato.

Il bagno stesso è tecnologicamente diverso da quello a cui siamo abituati sulla terra: con due ricettacoli separati per il solido (che viene inizialmente conservato, in contenitori ermetici, e poi eliminato con una delle navette cargo) e il liquido (che viene riciclato), collegati ad un aspiratore che crea un flusso d’aria per indirizzare i rifiuti verso “la retta via” affinché non si “smarriscano” nell’atmosfera (sarebbe una vera e propria emergenza!).

Il lavoro viene complicato dall’assenza di peso: siccome è possibile attaccare un oggetto su qualsiasi superficie (con del velcro, ad esempio), è molto, molto facile dimenticare dove lo si è lasciato. Inoltre, immaginate di aprire un contenitore per mettere dentro qualcosa: se è molto pieno, non appena verrà aperto, tutto tenderà a schizzare fuori, in ogni direzione, e di solito non abbiamo abbastanza mani per acchiappare tutto al volo – quindi capita spesso di trovare un oggetto “disperso” che fluttua libero in un modulo, proveniente magari da un altro dove qualcuno sta lavorando.

Lo stesso problema si verifica quando mangiamo: aprendo un contenitore, niente di più  facile che una sfera di salsa scappi via, dissolvendosi in una costellazione di sferette fluttuanti, motivo per cui la ISS è l’unico posto in cui il “soffitto” è più sporco del “pavimento”. Ed ecco perché di solito i nostri movimenti sembrano molto lenti: dobbiamo mantenere il controllo in ogni momento, non soltanto del nostro corpo ma anche di ciò che ci circonda.

Altre cose però avvengono in automatico (il corpo umano davvero è una macchina straordinariamente adattabile!). Ad esempio, in soli 10 giorni mi sono reso conto che il mio cervello non fa più distinzioni fra alto e basso, destra o sinistra, ma si orienta a secondo del lavoro da svolgere in un senso o nell’altro. Queste transizioni sono ormai istantanee, come succede ad esempio quando dal Nodo3, dove mi alleno con la testa che punta verso la Terra, mi trasferisco nel Lab per bere qualcosa, con il distributore che è invece installato nell’overhead (quindi mi ritrovo con il volto verso il cielo): il mio corpo ruota attraverso i moduli preparandosi al nuovo lavoro da fare senza che io me ne renda conto. Questi spostamenti sono sempre esilaranti, per l’incredibile sensazione di libertà che provo, e non me ne stancherò mai.

La prossima settimana sarà tutta improntata sull’arrivo dell’ATV4 “Albert Einstein” (di cui ho già parlato nel blog degli “Shenanigans09”): io sono l’operatore principale, per cui sarò estremamente impegnato durante tutte le attività.

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Ma di questo, ne parleremo la prossima volta".

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