Rifiuti, sequestrati beni per 12 milioni di euro a imprenditore vicino al clan Cappello

E' anche il convivente della figlia di Orazio Pardo, esponente di vertice della cosca mafiosa, e cugino di Salvatore Trepiccione e Michele Guglielmino, anch'essi indicati come contigui allo stesso clan

La conferenza in questura

Grazie ad una fitta rete di "teste di legno", Giuseppe Guglielmino aveva costruito un piccolo impero nel settore dello smaltimento rifiuti, facendo affari anche fuori dalla Sicilia con il consenso della 'Ndrangheta, grazie alla credibilità che si era guadagnato negli anni. La polizia di Stato ha eseguito un sequestro di beni per un valore di circa 12 milioni di euro, confiscando fabbricati, auto, conti correnti e depositi. Il provvedimento nasce da un’attività investigativa e patrimoniale della task force della polizia di Stato di Catania che ha visto lavorare fianco a fianco i poliziotti della divisione anticrimine e della squadra mobile.

I dettagli dell'indagine - VIDEO

Il profilo di Giuseppe Guglielmino

GUGLIELMINO Giuseppe classe 1974-2

Non si tratta di un imprenditore qualunque. Giuseppe Guglielmino, nonostante fosse sposato, è il convivente della figlia di Orazio Pardo: elemento di spicco, quest'ultimo, del clan Cappello. Guglielmino, così come specificato nella nota della Questura, è inoltre cugino dei pregiudicati Salvatore Trepiccione e Michele Guglielmino, anch’essi contigui al clan mafioso “Cappello – Bonaccorsi”. Nei suoi 43 anni di vita ha collezionato diversi reati, tra i quali quello di associazione a delinquere di stampo mafioso, bancarotta fraudolenta e intestazione fittizia di beni. Gli inquirenti hanno lavorato a lungo per produrre tutte le prove necessarie alla convalida del sequestro, evidenziando una netta sproporzione tra i redditi dichiarati e quanto in realtà posseduto da Giuseppe Guglielmino. Alcune aziende erano state già confiscate nell'ambito dell'operazione "Penelope", in cui lui stesso venne coinvolto (VIDEO).

Le aziende sequestrate

Gli agenti della questura etnea hanno sequestrato la Geo Ambiente di Belpasso, con due sedi in provincia di Cosenza (Belvedere Marittimo e Sangineto), la Business Consulting con sede a San Gregorio, la Clean Up di Motta Sant'Anastasia. Ed ancora: la Eco Logistica di Aci Sant'Antonio, la Eco Business di Siracusa ed infine la Work Uniform, con sede legale a Catania. Il sequestro, che dovà essere confermato dai magistrati, comprende poi sette diversi fabbricati, una Audi S3, due Daimler Chrysler, un'Alfa Romeo, una Mercede, una Fiat Punto, un Fiorino, un autocarro Peugeot e due Fia 500.

Il caso "Geo Ambiente": tre arresti e sequestro di 2 milioni e mezzo di euro

Investimenti sospetti

I notevoli proventi relativi alle imprese confiscate, attive nella gestione e smaltimento dei rifiuti ed intestate a parenti e fiancheggiatori, erano poi reinvestiti in altre operazioni finanziarie, al limite della legalità, su cui gli inquirenti stanno ancora indagando, avendo per le mani un ricco fascicolo.

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