Preso il boss latitante Andrea Nizza, comunicava con i pizzini: con lui la moglie e due figli

Nizza è rimasto sorpreso, ma si è complimento con i carabinieri:"Siete stati bravi, non era facile trovarmi...". "Si spostava di continuo per non essere individuato - spiega il comandante dei carabinieri Francesco Gargaro - ed in più occasioni eravamo arrivati ad un passo dall'acciuffarlo"

Il momento dell'arresto

Sono rimasti solo alcuni minorenni nel gruppo di spaccio capitanato dall'ex latitante Andrea Nizza, arrestato ieri dai carabinieri di Catania, che gli davano la caccia da due anni. Gli altri li hanno arrestati praticamente tutti, facendo terra bruciata su una rete di spacciatori che era arrivata a gestire ben tre piazze, tra le quali quella del "palazzo di cemento" di Librino. Ma anche San Giovanni Galermo e San Cristoforo.

VIDEO- I DETTAGLI DELL'INDAGINE

Nel corso degli anni il gruppo Nizza aveva condotto una vertiginosa scalata tra le fila di Cosa Nostra etnea, assicurandosi il controllo di canali di approvvigionamento della droga dall'Albania.

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Il pm Agata Santonocito ed il procuratore Carmelo Zuccaro delineano il ritratto di un uomo di "pasta antica". A soli 30 anni, aveva rinunciato a internet e telefonini comunicando all'esterno solo grazie a dei pizzini portati a destra e a manca dalle persone di cui si fidava. "Si spostava di continuo per non essere individuato - spiega il comandante dei carabinieri Francesco Gargaro - ed in più occasioni eravamo arrivati ad un passo dall'acciuffarlo. Questa volta non ci è sfuggito".

Non era certo una latitanza dorata la sua. L'ultimo covo di Valverde, una nomale villetta di paese, era stato preso in affitto su internet senza depositare il contratto di locazione. Ufficialmente ci sarebbero dovuti stare solo due suoi fiancheggiatori, Mario Finamore e Arena Amalia Agata. Una coppia normale di 30 e 26 anni, il cui unico collegamento apparente con Nizza era dato dalla provenienza dallo stesso quartiere: Librino. Nella sua "tana" niente armi. Soldi neanche tanti. E soprattutto niente droga. "Un vero boss non si sporca le mani, il lavoro sporco lo fa fare agli altri", spiega il procuratore Carmelo Zuccaro. C'era però una palestra, montata per mantenersi in forma durante il "riposo forzato" a cui era costretto.

Con lui, oltre la coppia arrestata per favoreggiamento, anche la moglie in stato di gravidanza e due dei suoi quattro figli. Gli altri erano in un luogo sicuro, per poter andare a scuola senza essere "pedinati".

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Nessuno pare abbia fatto la spia, anche se gli investigatori non si sbilanciano più di tanto. Neanche il fratello Fabrizio Nizza, collaboratore di giustizia, ha fornito agli inquirenti indicazioni determinanti per il suo arresto, così come non lo hanno fatto gli altri due Daniele, Salvatore. Un quinto fratello, definito scherzosamente "mosca bianca" dagli inquirenti, ha invece una vita normale, lontana dai giochi di potere della mafia etnea.

La latitanza di Andrea Nizza ha avuto inizio dopo la sua condanna con rito abbreviato nell’ambito del procedimento "Fiori Bianchi". Il 12 gennaio 2015 era già irreperibile, ma raggiunto da un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Dda etnea poiché ritenuto, insieme ad altri, responsabile di associazione mafiosa, estorsione ed usura aggravata ai danni di un imprenditore di Mascalucia. Il 22 giugno 2015 è stato poi condannato per omicidio, occultamento di cadavere, detenzione e porto illegale di armi comuni da sparo.

Per ultimo, un ulteriore provvedimento restrittivo è stato eseguito il 6 luglio 2016 con l'operazione “Carthago”, che ha portato alla sbarra 35 persone per i reati di associazione mafiosa, armi e traffico di stupefacenti. Tutte ritenute appartenenti al gruppo dei Nizza, vicini quindi alla famiglia Santapaola, e capeggiato proprio da Andrea. In quella occasione l'intero quartiere di Librino fu messo sotto sopra per "bonificare" le piazze di spaccio di hashish, marijuana e cocaina. Oltre 50 tra kalashnikov, pistole e fucili, furono sequestrati grazie alle prime dichiarazioni del collaboratore di giustizia Seminara Davide, suo uomo di fiducia.

"Congratulazioni ai carabinieri per l'impegno, la professionalità e la costanza che hanno messo nel catturare Andrea Nizza. E' stato un grande colpo che dimostra che lo Stato c'è, ed agisce. Ma non illudiamoci: la lotta alla mafia non è finita, e nessuno può abbassare la guardia". E' il monito del procuratore capo di Catania, Carmelo Zuccaro, dopo la soddisfazione espressa per l'arresto del latitante, il cui nome era inserito nell'elenco dei cento ricercati più pericolosi d'Italia. "Sarebbe un errore pensare di avere finito dopo avere 'liquidato' il gruppo con la cattura di tutti i vertici grazie al lavoro di forze dell'ordine e della Dda della Procura - aggiunge Zuccaro - c'è grande soddisfazione per il risultato ottenuto, ma da subito bisogna continuare, dobbiamo stare in allerta. I grandi affari e le collusioni si tengono a più alto livello. Siamo contenti perché lo Stato colpisce la mafia infliggendo dure sconfitte a Cosa nostra, ma dobbiamo andare avanti".

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