Era il referente del clan “Santapaola-Ercolano” sui Nebrodi, sequestrato il suo impero

Con il metodo mafioso ogni libera iniziativa agricola-imprenditoriale veniva impedita. Il gruppo criminale operava in prima istanza su tutti gli aspiranti acquirenti provocandone il recesso dalle trattative in corso

Beni per diversi milioni di euro sono stati sequestrati dal personale della Direzione investigativa antimafia di Catania a un personaggio ritenuto dagli investigatori il reggente del clan mafioso che opera a Cesarò (Messina), e referente territoriale, per la zona di Bronte e nel territorio dei Nebrodi, del clan catanese "Santapaola-Ercolano".

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Si tratta di Giovanni Pruiti, (attualmente detenuto), di anni 41, gerarchicamente inquadrato alle dirette dipendenze del pregiudicato Salvatore Catania, quale referente territoriale per la zona di Bronte e territori limitrofi della famiglia catanese “Santapaola”.

La Dia di Catania, diretta da Renato Panvino, in stretta sinergia con la Procura Distrettuale Antimafia di Catania e quella di Messina, in seguito al noto attentato subìto dal Presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, hanno avuto ad oggetto anche le cospicue erogazioni di contributi Agea nei confronti di soggetti collegabili direttamente o indirettamente ad associazioni mafiose operanti nel territorio nebroideo, con la svolgimento di mirate indagini patrimoniali.

Tra i numerosissimi soggetti monitorati e analizzati dagli investigatori della Dia è emersa la figura di Clelia Bontempo, convivente del pregiudicato Pruiti Giovanni, fratello dell’ergastolano Giuseppe condannato per associazione mafiosa ed omicidio.

Pruiti Giovanni è stato condannato nel 2005 con sentenza n. 392/05 emessa dal GIP presso il Tribunale di Catania per il reato di partecipazione ad associazione di stampo mafioso, associazione diretta da Salvatore Catania ed operativa nei territori di Bronte, Maniace, San Teodoro e Cesarò.

Lo scorso 14 febbraio Pruiti, nel frattempo assurto a capo del clan di Cesarò dopo l’arresto del fratello Giuseppe, è stato sottoposto a fermo, insieme al noto boss mafioso Salvatore Catania, inteso Turi, ed altri, nell’ambito di un’operazione di polizia giudiziaria (cd. operazione Nebrodi) tesa a disarticolare le consorterie mafiose di Cesarò e Bronte.

Il legame con Salvatore Turi Catania consente di ritenere il clan di Cesarò, capeggiato dai Pruiti, espressione della potente e pericolosissima famiglia mafiosa catanese dei Santapaola-Ercolano, di cui il Catania costituisce elemento di spicco (a capo del clan mafioso di Bronte, affiliato alla famiglia Santapaola, di cui garantiva gli affari illeciti nel territorio che da Bronte si espandeva fino ad Adrano e Paternò, le investigazioni hanno tracciato i rapporti con il famoso boss catanese Vincenzo Aiello e gli emissari dei noti boss palermitani di Cosa Nostra Lo Piccolo).

In particolare, da tale indagine è emerso come, in presenza di maggiori controlli e requisiti per ottenere l’affidamento di terreni demaniali (in seguito alla stipula del protocollo di legalità da parte del Presidente dell’Ente Parco, subordinato al rilascio della certificazione antimafia), i clan mafiosi si siano adoperati, con intimidazioni tipiche del metodo mafioso, per avere il controllo di terreni privati tramite i quali ottenere i relativi benefici economici.

Le attività investigative svolte in quel contesto consentivano di documentare come il sodalizio riconducibile a Salvatore Catania riuscisse ad ostacolare con il metodo mafioso ogni libera iniziativa agricola-imprenditoriale e condizionare fortemente il libero mercato. Il gruppo criminale operava in prima istanza su tutti gli aspiranti acquirenti provocandone il recesso dalle trattative in corso, anche mediante concrete intimidazioni.

INDAGINI DELLA DIA - Le indagini si sono sviluppate principalmente sulla ricostruzione reddituale e patrimoniale di Pruiti Giovanni e del proprio nucleo familiare. In particolare è stata evidenziata la sproporzione tra i redditi dichiarati ed il patrimonio acquisito nel corso dell’ultimo decennio. Nonostante la cospicua percezione di contributi erogati da parte della comunità europea che, tra l’altro, non potevano essere assegnati a soggetti destinatari di misure di prevenzione e dei loro familiari, il patrimonio rilevato dalle investigazioni è risultato frutto di investimenti di gran lunga superiori ai flussi finanziari regolarmente dichiarati.

Il Tribunale di Catania quindi, accogliendo la proposta avanzata dal Direttore della Dia, ha disposto il sequestro dell’ingente patrimonio di cui il Pruiti risulta disporre direttamente o indirettamente, consistente in imprese operanti prettamente nel settore agricolo (allevamento e coltivazione dei fondi), numerosi terreni agricoli, fabbricato ubicato in Cesarò (ME), diversi veicoli, titoli ordinari Agea e rapporti finanziari in corso di quantificazione.

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L’odierno provvedimento giunge a completamento di una attività più ampia espletata dalla Dia di Catania, che aveva determinato, con la proposta avanzata dal Direttore della Dia, l’esecuzione, in data 17 marzo 2017, di un decreto di sequestro del patrimonio nella disponibilità di Pruiti Giuseppe, fratello di Giovanni.

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