Affari e ordini dal carcere, blitz antimafia dei carabinieri: 19 arresti per il clan Laudani

Attraverso i colloqui con i familiari, i detenuti venivano, a loro volta, informati dei problemi associativi da risolvere (primo fra tutti quello degli stipendi agli associati) ed intervenivano dando specifiche disposizioni da far pervenire all’esterno del carcere

Alle prime ore del mattino circa duecento carabinieri del comando provinciale di Catania hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania, su richiesta di questa Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 19 persone chiamate a rispondere dei delitti di associazione di tipo mafioso.

Sono ritenute appartenenti al “gruppo di Paternò”, quale articolazione territoriale della famiglia mafiosa “Laudani” facente capo a Salvatore Rapisarda e a Vincenzo Morabito conosciuto come Enzo Lima, nonché di associazione finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, tentata rapina, porto e detenzione illegale di armi, con l’aggravante del metodo mafioso.

L’operazione nasce dall’indagine “En Plein”, eseguita l’8 aprile 2015 che aveva portato alla cattura di 16 soggetti (per i delitti di associazione di tipo mafioso, omicidio, tentato omicidio, porto abusivo e detenzione illegale di armi) e che aveva permesso di colpire duramente due contrapposti gruppi criminali operanti in Paternò: l’articolazione territoriale del clan “Laudani” - facente capo ai due “responsabili” Rapisarda Salvatore e Morabito Vincenzo - ed il gruppo facente capo al defunto Leanza Salvatore inserito nel clan “Assinnata”, propaggine territoriale della famiglia mafiosa “Santapaola”.

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L'indagine “En Plein”

Le indagini compiute nell’ambito del procedimento penale “En Plein” hanno consentito di individuare il mandante e gli esecutori materiali dell’omicidio di Salvatore Leanza, detto “Turi paredda”, avvenuto a Paternò il 27 giugno 2014, e del tentato omicidio di Antonino Giamblanco, “u sciallarese”, avvenuto a Motta Sant’Anastasia il 30 luglio 2014. Proprio con riguardo a questi due fatti di sangue, inoltre, lo scorso mese di maggio 2018, è stata data esecuzione ad un ulteriore provvedimento di cattura emesso dal Gip a carico di 6 soggetti nei confronti dei quali, grazie alla convergenza delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Franco Musumarra e Orazio Farina, sono stati acquisiti gravi indizi di colpevolezza in merito alla loro partecipazione all’omicidio in danno del Leanza ed al tentato omicidio del Giamblanco. Nell’arco temporale immediatamente successivo alla esecuzione dell'ordinanza cautelare En Plein del maggio 2015, il costante monitoraggio dei personaggi di vertice del clan Laudani di Paternò permetteva di accertare che, nonostante lo stato detentivo, Rapisarda Salvatore continuava a reggere dal carcere le fila del clan e veniva coadiuvato dal fedelissimo Farina Alessandro Giuseppe, il quale, essendo anch'egli detenuto, si avvaleva della moglie Mazzaglia Vanessa, del suocero Mazzaglia Antonino e del nipote Farina Emanuele Lucio per veicolare direttive ed ordini ai sodali in libertà.

Le gestione delle piazze di spaccio

Salvatore Rapisarda conferiva l’incarico di responsabile ad interim per il territorio di Paternò al nipote Marano Vincenzo (detto Enzo u squalu), il quale gestiva le “piazze di spaccio” e la cassa comune del clan, assicurando il mantenimento degli associati detenuti. Le indagini consentivano di identificare, altresì, le “nuove leve” del gruppo mafioso in questione, le quali si occupavano di portare avanti le illecite attività criminose, al fine di monetizzare le somme di denaro destinate a confluire nella cassa comune. Attraverso i colloqui con i familiari, i detenuti venivano, a loro volta, informati dei problemi associativi da risolvere (primo fra tutti quello degli stipendi agli associati) ed intervenivano dando specifiche disposizioni da far pervenire all’esterno del carcere. Si accertava, inoltre, che uno degli strumenti di finanziamento dell'associazione mafiosa era il traffico di sostanze stupefacenti (cocaina e marijuana), che si sviluppava sulle “piazze di spaccio” di Paternò e di Santa Maria di Licodia.

Le dichiarazioni di collaboratori di giustizia

Hanno permesso di ricostruire le attività criminali e l’organigramma dei gruppi Morabito e Rapisarda, operativi nei comuni di Paternò, Santa Maria di Licodia e Belpasso. Le indagini hanno permesso di far luce anche su una tentata rapina a mano armata consumata il 30 dicembre 2017 a Paternò in danno di un distributore di carburante, nel corso della quale i due malviventi intervenuti (che venivano identificati negli arrestati Farina Emanuele Lucio e Cannavò Samuele) esplodevano anche un colpo d’arma da fuoco a fini intimidatori.

L’operazione di oggi, denominata “En Plein 2”, si inquadra in un’ampia strategia di contrasto della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania e dei Carabinieri del Comando Provinciale che ha consentito, negli ultimi anni, grazie alla esecuzione dei diversi provvedimenti restrittivi citati, di disarticolare il gruppo Laudani di Paternò. Gli arrestati sono stati associati al carcere di Catania Bicocca, Messina e Prato, in attesa dell’interrogatorio di garanzia che si terrà nei prossimi giorni.

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