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Mafia, clan Cappello progettava l'uccisione del giornalista Borrometi

Si legge nelle intercettazioni di Giuseppe Vizzini, vicino al clan Giuliano arrestato insieme ai figli e accusato di aver messo un ordigno sotto l'auto di un avvocato di Pachino

Un gruppo armato proveniente da Catania e appartenente al clan Cappello si sarebbe dovuto occupare dell'uccisione del giornalista Paolo Borrometi, per mano di Giuseppe Vizzini, 54enne di Pachino, ritenuto vicino al clan Giuliano arrestato oggi insieme a figli Simone e Andrea, di 29 e 24 anni e al 40enne Giovanni Aprile, accusati di aver messo un ordigno rudimentale, nel dicembre 2017, sotto l'autovettura dell'avvocato Adriana Quattropani a Pachino. Il legale, in qualità di curatore fallimentare stava ponendo i sigilli a un distributore di benzina gestito dalla ditta della moglie di Giuseppe Vizzini.

Le intercettazioni e le minacce

Il proposito espresso dal boss di Pachino Salvatore Giuliano, intercettato dalla polizia, è recente, risale al gennaio scorso. Un mese dopo, il 20 febbraio, Giuseppe Vizzini, scrive il Gip nell'ordinanza, "alludeva minacciosamente ancora a Borrometi" che "picca n'avi" ("Poco ne ha"). "Vedi ti ho minacciato di morte. Ormai siamo attaccati da un giornalista, droga, estorsione, mafia, clan, quello, l'altro...". Vizzini, scrive ancora il Gip, "commentava con i figli le parole di Giuliano il quale, forte dei suoi legami con i Cappello di Catania, per eliminare lo scomodo giornalista stava per organizzare un'eclatante azione omicidiaria".

Il riferimento al gruppo armato catanese

Ascoltato dalla polizia Giuseppe Vizzini dice: "...se sballa... se sballa che deve succedere, picciotti. Cosa deve succedere, picciotti... casa affittata a Pozzallo, quindici giorni... via, mattanza per tutti e se ne vanno. Scendono una decina, una cinquina, cinque, sei catanesi, macchine rubate, una casa in campagna, uno qua, uno qua... la sera appena si fanno trovare, escono... dobbiamo colpire a quello, bum, a terra! E qua c'e' un iocufocu (fuochi d'artificio, ndr)! Come c'era negli anni 90, in cui non si poteva camminare neanche a piedi... Ogni tanto un murticeddu vedi che serve, c'e' bisogno, cosi' si darebbero una calmata tutti gli sbarbatelli, tutti i mafiosi, malati di mafia! Un murticeddu...".

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