Lunedì, 27 Settembre 2021
Cronaca

Sequestrati beni a esponenti del clan Cappello coinvolti nell'inchiesta "Camaleonte"

E' di circa 500 mila euro il valore dei beni sequestrati a Salvatore Culletta e al figlio Giuseppe, entrambi pregiudicati, in atto detenuti e appartenenti alla cosca mafiosa “Cappello”

Continua la lotta alla criminalità organizzata da parte della polizia attraverso l'aggressione ai patrimoni illecitamente acquisiti. Nei giorni scorsi, infatti, è stata data esecuzione alla misura di prevenzione patrimoniale del sequestro di beni ai fini di confisca, ai sensi del codice Antimafia, emesso dal Tribunale di Catania-Sezione Misure di Prevenzione, su proposta del Questore, a carico di Salvatore Culletta, di anni 55, e del figlio Giuseppe Culletta di anni 35, entrambi pregiudicati, in atto detenuti, appartenenti alla cosca mafiosa "Cappello".

Il provvedimento ha permesso il sequestro ai fini di confisca di un'impresa individuale nel centro storico della città etnea ed attiva nel settore della ristorazione, di 3 immobili sempre a Catania (nello specifico 2 appartamenti e 1 terreno), di un' autovettura e di diversi rapporti finanziari riconducibili ai due. La complessa attività d'indagine ha riguardato innanzitutto l'attuale e qualificata pericolosità sociale dei due Culletta ed in un secondo momento le posizioni economiche degli stessi, consentendo di individuare i cespiti patrimoniali oggetto di intestazione fittizia ed acquisiti attraverso il reimpiego di danaro proveniente da attività illecite.

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In particolare, Salvatore Culletta, risulta appartenere, come anche confermato da diversi collaboratori di giustizia che hanno reso dichiarazioni accusatorie nei suoi confronti, alla consorteria mafiosa "Cappello - Bonaccorsi", in specie al gruppo di "Monte Po'- Picanello".

Salvatore Culletta risulta gravato da precedenti penali e di polizia per reati di grave allarme sociale fra i quali: spaccio di stupefacenti, riciclaggio, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, associazione di tipo mafioso. In merito a tale ultimo reato, in data 23 giugno 2020, nell'ambito dell'indagine "Camaleonte" condotta dalla locale squadra mobile e dallo Sco di Roma e coordinata dalla locale Procura della Repubblica veniva raggiunto da ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa l'8 giugno 2020 dal Gip del Tribunale di Catania a carico di 58 persone, tutte ritenute responsabili a vario titolo di associazione per delinquere di stampo mafioso (clan Cappello-Bonaccorsi), associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti (cocaina, marijuana e hashish), detenzione e spaccio delle medesime, reati in materia di armi, con l'aggravante di favorire l'associazione medesima.

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L'operazione "Camaleonte" ha riguardato, tra gli altri, diversi familiari di Culletta, tra cui i cognati, la moglie e il figlio Giuseppe, anch'egli appartenente al gruppo di "Monte Po'-Picanello" della consorteria mafiosa "Cappello-Bonaccorsi". Quest'ultimo vanta un curriculum criminale di rilievo risalente ai primi anni 2000, quando, ancora minorenne, si rendeva responsabile dei primi delitti contro il patrimonio per i quali ha subìto condanne definitive. Nel corso degli anni, poi, la sua carriera delinquenziale si è arricchita di altri reati di grave allarme sociale, fra i quali: detenzione e spaccio di stupefacenti (reato per il quale è stato poi assolto), omicidio doloso tentato, maltrattamenti di animali (gli stessi venivano utilizzati per le corse clandestine) e, da ultimo, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti aggravata dal metodo mafioso.

Le indagini patrimoniali

Nel corso delle indagini patrimoniali, sono stati analizzati gli investimenti effettuati dai proposti negli anni dal 2015 al 2019, periodo in cui si è manifestata la loro pericolosità sociale e sono stati individuati contestualmente, in un quadro di evidente sperequazione, i beni acquistati e riconducibili ai predetti. L'analisi dei flussi finanziari sviluppata dai "patrimonialisti" della Divisione Anticrimine e della squadra mobile ha evidenziato, anno per anno, nel periodo preso in considerazione, una forte sperequazione tra i redditi dei proposti e dei loro nuclei familiari e i beni, fittiziamente intestati a terzi, nella disponibilità dei due pregiudicati, pertanto, sono stati ritenuti frutto e reimpiego dei proventi delle attività illecite commesse dagli interessati in seno al clan mafioso di appartenenza.

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Il locale Tribunale-Misure di Prevenzione - che ha recepito la proposta del Questore di Catania, in raccordo con il Procuratore della Repubblica di Catania, considerati i saldi negativi evidenziati negli anni oggetto di indagine e l'assenza di adeguate entrate lecite, ha ritenuto che, nel periodo in esame, i due abbiano ricavato vantaggi economici dagli illeciti traffici cui i predetti erano dediti e che i beni acquisiti, viziati sin dall'origine, siano stati sottratti al circuito dell'economia legale. Il valore dei beni sequestrati è stimato in circa 500 mila euro.

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