Mafia, confiscati beni per un milione di euro a Melo 'da Mascalucia' Scuderi

I beni confiscati, già oggetto di sequestro operato in ottobre dal Tribunale di Catania, rappresentano l’esito finale di un' articolata indagine della divisione anticrimine e della squadra mobile

Nei giorni scorsi, gli uomini della Questura di Catania, nell’ambito delle attività istituzionali mirate al contrasto della criminalità organizzata operante nel territorio della provincia, finalizzate in particolare all’aggressione dei beni illecitamente conseguiti dai soggetti socialmente pericolosi, ha dato esecuzione ad un decreto di confisca di numerosi beni mobili, immobili e aziende, nei confronti di Carmelo Scuderi, noto negli ambienti criminali come Melo da Mascalucia, di 57 anni, pluripregiudicato, orbitante nell’area di influenza della cosca mafiosa Santapaola.

I beni confiscati, già oggetto di sequestro operato in ottobre dal Tribunale di Catania, rappresentano l’esito finale di un articolata indagine investigativa e patrimoniale condotta da un pool di esperti operatori della Divisione Anticrimine e della Squadra Mobile, ben descritta nella proposta avanzata il 7 ottobre 2015 dal Questore pro-tempore di Catania al locale Tribunale, che ne accoglieva l’intero impianto indiziario. In particolare, la Corte d’Appello di Catania, confermando l’idoneità degli elementi investigativi raccolti dal Questore, ha disposto la confisca dei seguenti beni mobili, immobili ed imprese individuali, orientate nel settore della ristorazione, intestate ai famigliari, ma tutte riconducibili a Carmelo Scuderi.

L'elenco dei beni confiscati

E' stato confiscati un terreno a Mascalucia, intestato al figlio, un' autovettura Smart, intestata a Carmelo Scuderi. un'auto Cooper Coutryman, intestata alla moglie. Confiscata anche la ditta individuale “Chiosco Cristiano  di Carmelo Scuderi”, intestata a Carmelo Scuderi e “Chiamami pizza di Scueri Giuseppe” intestata al figlio.

I numerosi elementi raccolti nei confronti di Carmelo Scuderi, già coinvolto nel 2014 nell’operazione “Money Lender” condotta dalla Squadra Mobile di Catania, per il reato di usura in concorso, per il quale ha subito una condanna, e poi ancora tratto in arresto nel settembre del 2015 dalla Squadra Mobile di Catania, perché ritenuto responsabile di usura ed estorsione in concorso, aggravate dal metodo mafioso, hanno confermato la sproporzione tra i redditi formalmente dichiarati ed i beni immobili, mobili registrati e imprese realizzate nel tempo, che rappresentano il provento delle attività illecite svolte dallo stesso.

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