L’ombra della mafia in consiglio? Fava: “Forte preoccupazione dopo audizione di Bianco”

"Non ci si può fermare ancor prima della verifica, i catanesi hanno il diritto di sapere se le parentele mafiose riscontrate dalla commissione antimafia all'Ars abbiano determinato un condizionamento dell'attività amministrativa"

“Siamo a Catania e non a Stoccolma”. Lo ripete più volte il vicepresidente della commissione nazionale Antimafia, Claudio Fava, quando sottolinea la rilevanza morale della relazione regionale antimafia, già acquisita agli atti, che ha sollevato il caso sulla presunta ombra della mafia nel consiglio comunale etneo.

La storia recente e passata della città etnea da un lato, l’iter previsto dalla legge dall’altro, hanno spinto Claudio Fava ad andare avanti e chiamare in causa il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano. “Ho chiesto un suo intervento con un’interrogazione parlamentare scritta” spiega.

BIANCO RISPONDE A FAVA

RICCARDO PELLEGRINO E LORENZO LEONE. Sono questi due i consiglieri, menzionati nella relazione della commissione antimafia dell'Ars, sui quali Fava concentra l’attenzione. Il primo, consigliere comunale di Forza Italia, in quanto fratello di Gaetano Pellegrino che secondo gli inquirenti sarebbe elemento di spicco del clan Mazzei. Il secondo, presidente della sesta circoscrizione, in quanto fratello di Gaetano Leone, condannato con sentenza irrevocabile e "appartenente" ai Santapaola. “Nessuno di questi due consiglieri non aveva diritto ad essere candidato, perchè queste vicende parentali si sono susseguite successivamente al periodo delle elezioni– precisa Fava - ma resta comunque il fatto oggettivo contenuto nella relazione”.

Quello che il vicepresidente della commissione nazionale antimafia chiede con forza è l'importanza di una verifica più approfondita. “Non ci si può fermare ancor prima della verifica, ma occorre partire dai fatti oggettivi contenuti dalla relazione già acquisita agli atti”. “I catanesi hanno il diritto di sapere – aggiunge Fava - se le parentele abbiano determinato un condizionamento dell’attività amministrativa”.

AUDIZIONE DEL SINDACO BIANCO IN COMMISSIONE ANTIMAFIA NAZIONALE. Nell’audizione del 14 gennaio scorso il sindaco Bianco è stato ascoltato in merito alla vicenda. "Non conosco la relazione della commissione antimafia. Se i fatti hanno rilevanza penale o semplicemente rilevanza morale ho il diritto di saperlo e di intervenire” era stata la risposta di Bianco, svela ancora Claudio Fava, il quale aggunge: “Da allora non abbiamo più ricevuto eco di atti gesti e parole nell’opinione pubblica catanese, eppure i fatti hanno una rilevanza morale".

NESSUNA RISPOSTA DAL PREFETTO DI CATANIA. “Dopo l’audizione del sindaco Bianco nella commissione antimafia, ho scritto al Prefetto, esprimendo la mia preoccupazione riguardo al contenuto della relazione antimafia dell’Ars" continua Fava, il quale ricorda come l’articolo 143, secondo comma del testo unico degli enti locali, prevede che "Il prefetto può nominare una commissione d’accesso che ha il compito di valutare se vi siano collegamenti diretti o indiretti tra organizzazione criminale e attività amministrativa dei soggetti in questione". Non avendo ricevuto alcuna risposta neanche da Maria Guia Federico, ad essere chiamato in causa è adesso al Ministro Alfano, Ministro DELL'Interno.

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CONFERENZA NELLA SEDE DI ADDIOPIZZO E NON AL COMUNE. “La presentazione di un atto ispettivo di tale importanza sarebbe dovuta avvenire all’interno del comune di Catania” conclude amaramente Cludio Fava, che annota la risposta ricevuta dalla presidenza del consiglio comunale alla richiesta di tenere la conferenza stampa odierna all'interno della sede del comune etneo. “Ci hanno detto che la sala sarebbe stata disponibile solo previa richiesta da inoltrare 30 giorni prima”. Motivo che ha poi spinto il vicepresidente della commissione antimafia a tenere la conferenza nella sede di AddioPizzo.

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