Corruzione, rifiuti speciali e diossina nell'aria: così la mafia ha avvelenato l'ambiente

I rifiuti dovevano essere stabilizzati ma questo non veniva fatto in modo corretto, anzi veniva effettuato in maniera improvvisata anche da persone che non erano qualificate per queste operazioni. Nelle indagini, effettuate tra il 2012 e il 2015, sono state utilizzate anche dichiarazioni di collaboratori di giustizia

Scoperto un sistema corrotto e deviato che ha messo insieme imprenditori ritenuti vicino a "Cosa Nostra" dalla Procura di Catania, funzionari regionali e rifiuti pericolosi trattati in maniera illegale. Carmelo Paratore, figlio di Antonino, è stato arrestato mentre era in una località sciistica ed è stato trovato in possesso di 50 mila euro, 5000 dollari e 350 sterline.

I DETTAGLI DELL'INCHIESTA

"Antonino Paratore e il figlio Carmelo - spiega Francesco Gargano, comandante provinciale dei carabinieri di Catania - sono personaggi del braccio economico del gruppo Santapaola-Ercolano. Ciò che li caratterizza è la spregiudicatezza dell'agire nei confronti delle norme che tutelano l'ambiente". 

I NOMI DEGLI ARRESTATI

I Paratore avrebbero fatto da prestanome al boss Maurizio Zuccaro detenuto in regime di 41bis e le società a loro riconducibili sono state sequestrate per un valore complessivo di circa 50 milioni di euro. Una delle aziende riconducibili ai Paratore è la "Cisma Ambiente spa", società che si occupa di rifiuti in Sicilia. Proprio questa azienda, a fine 2012, finisce sotto la lente d'ingrandimento dei magistrati e vengono registrate dai carabinieri tutte le fasi del trattamento e lo smaltimento del catalizzatori esausti.

I Paratore avevano creato un sistema di società che gli permetteva, grazie anche al mancato controllo e alla connivenza di alcuni funzionari pubblici della Regione Siciliana e del comune di Melilli, nel siracusano, di operare in disprezzo alle normative e alle leggi. 

LE INTERCETTAZIONI - VIDEO

Per il sostituto procuratore Raffaella Vinciguerra la tutela del territorio non è stata rispettata: "I Paratore hanno potuto violare l'ambiente attraverso la Cisma e la Gespi che inceneriva qualsiasi rifiuto immettendo nell'aria diossina. Questo è stato consentito grazie alla collaborazione criminale di Salvatore Salafia, funzionario del comune di Melilli che ha rilasciato nulla osta e autorizzazioni per superare gli ostacoli amministrativi ed ottenere l'ampliamento della discarica".

I DETTAGLI DELL'OPERAZIONE

Arrestato Gianfranco Cannova, all'epoca responsabile unico di questo procedimento fino a quando non è stato sospeso a seguito del provvedimento del gip di Palermo per la vicenda Proto, il 21 agosto 2014. L'altro dipendente regionale coinvolto è Mauro Verace, referente dell'autorità ambientale regionale e funzionario della Regione siciliana. Verace venne nominato come consulente della Procura di Siracusa e certificò che non vi era alcun problema sull'ampliamento della discarica della Cisma Ambiente. Proprio da questa sua consulenza la Cisma vinse il ricorso alla giustizia amministrativa, ma oggi è accusato di falso proprio per aver fornito delle consulenze non veritiere. Verace fu nominato anche commissario ad acta per la realizzazione del secondo ampliamento e diventò anche dirigente del servizio compentente per il rilascio dell'Aia alla Cisma.

La Procura, infine, ha anche contestato il reato di traffico d'influenze ad un dipendente della Regione che ha messo in contatto i Paratore con i funzionari addetti della Regione Siciliana. Il dipendente regionale non è stato arrestato e verrà interrogato nei prossimi giorni. 

La Cisma non poteva ricevere rifiuti dall'esterno della provincia di Siracusa e i Carabinieri del Noe hanno potuto accertare come ingenti carichi di rifiuti pericolosi e non, venivano triturati con un impianto mobile esistente non autorizzato. I rifiuti venivano mischiati tra di loro e poi mandati presso la Gespi di Augusta, dove venivano portati anche quelli dell'Ilva di Taranto, per la termodistruzione e ritornavano alla Cisma sottoforma di ceneri. Tutto questo avveniva senza nessun controllo dei rifiuti speciali. I rifiuti dovevano essere stabilizzati ma questo non veniva fatto in modo corretto, anzi veniva effettuato in maniera improvvisata anche da persone che non erano qualificate per queste operazioni. 

"Adesso - ha commentato il procuratore Zuccaro - abbiamo fermato lo scempio, che era stato segnalato dalla società civile mentre noi già indagavamo, e, con la nomina degli amministratori giudiziari, tutto rientrerà nell'alveo della norma"

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