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Mafia, la difesa: Emanuele Caruso è "vittima" del clan Ercolano-Santapaola

In merito al blitz delle Fiamme Gialle nei confronti dell'imprenditore Emanuele Caruso, l'Avvocato Angelo Mangione, difensore di fiducia di Caruso, ha inviato una nota sulla posizione del suo assistito

In merito al blitz delle Fiamme Gialle nei confronti dell'imprenditore Emanuele Caruso - nipote di quel Pippo Mirenna già coinvolto in alcune inchieste sugli appalti del nuovo Ospedale Garibaldi e successivamente arrestato con l'accusa di essere uomo di collegamento tra il clan Santapaola- Ercolano ed il mondo imprenditoriale - l'Avvocato Angelo Mangione, difensore di fiducia di Caruso, ha inviato la seguente nota.

1. "Il Signor Caruso Emanuele è stato tratto in arresto nel 2003, nell'ambito del procedimento "Obelisco" per il delitto di associazione mafiosa.

2. Il Tribunale del riesame di Catania nel 2003, ha ridimensionato fortemente il quadro accusatorio ipotizzato dalla DDA di Catania riconoscendo che la posizione dell'imprenditore Emanuele Caruso, dovesse, al limite, inquadrarsi nell'ambito del concorso esterno in associazione mafiosa, escludendo, quindi, che lo stesso fosse organico del clan.

3. Questo procedimento penale, purtroppo, è rimasto silente negli archivi del DDA di Catania fino al 2008. In questo frangente, il Caruso subiva la confisca di prevenzione delle proprie imprese, la quale come è noto fa a meno della prova e viene disposta sulla base di semplici indizi.

4. Sempre nelle more, la DDA di Catania ha istruito altri procedimenti nei confronti del clan Ercolano-Santapaola e, precisamente, i procedimenti "Plutone" e "Padrini". Ben due distinti collegi del Tribunale di Catania, all'esito dei processi Padrini e Plutone hanno riconosciuto sulla scorta delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e di numerose intercettazioni, che le imprese di Emanuele e Gatenao Caruso dal 1999 al 2002, sono state sottoposte a sistematica estorsione da parte del clan Ercolano- Santapaola. I fratelli Caruso, costituiti parte civile in entrambi i processi, hanno testimoniato in aula riconoscendo gli affiliati che li sottoponevano al pizzo e hanno ottenuto la provvisionale immediatamente esecutiva di 50.000 euro per i danni subiti dal clan Santapaola.

5. Finalmente, e cioè nel 2009, è iniziato il processo nei confronti dei fratelli Emanuele e Gaetano Caruso. Nel corso di tale processo, il Gup Romano, a seguito di giudizio abbreviato, sulla scorte dell'esame delle intercettazioni telefoniche, delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Di Fazio Umberto, La Piana Alfio, Sortino Carmelo, Pappalardo Filippo Santo e dell'ultimo importante collaboratore messinese Carmelo Bisognano, ha assolto con formula piena i fratelli Caruso dall'accusa di concorso esterno, riconoscendoli quali vittime di estorsione da parte del clan Ercolano-Santapaola.

Quel che desta stupore- sottolinea nella nota l'Avvocato Mangione - è come le notizie diffuse dagli organi di stampa, a seguito della conferenza stampa indetta dagli organi inquirenti, non diano alcun conto degli unici punti fermi sanciti dalle Autorità giudiziarie catanesi. Ed in effetti, prove alla mano, tutte le volte che il Tribunale di Catania si è trovato a dover valutare la posizione di Emanuele Caruso e del fratello ( assolti dal Tribunale di Catania con sentenza del 29 luglio 2011) nei confronti del clan Ercolano-Santapaola, non ha avuto alcun dubbio nel qualificarlo come un rapporto " vittima-estortore", ritenendoli peraltro meritevoli di essere risarciti per i danni subiti.  Confidiamo di riuscire, nell'unica sede legittima, a dimostrare ancora una volta l'estraneità del Caruso alle accuse ipotizzate":

 

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