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"Sei un morto che cammina", la minaccia del clan al pentito: blitz contro la cosca Santangelo-Taccuni

La reazione del clan alla notizia delle dichiarazioni del pentito, fu pubblicamente manifestata con l'affissione di locandine funerarie che annunciavano la morte di Valerio Rosano e fissavano le esequie presso una chiesa, il cui fittizio indirizzo corrispondeva alla via del Commissariato

Le indagini condotte nell'ambito dell'operazione "Adrano libera" dalla polizia, hanno beneficiato delle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia, tra le quali quelle di Valerio Rosano, appartenente alla omonima famiglia, intesa "Pipituni", organica al clan Santagelo-Taccuni, oggetto dell'odierno blitz di Polizia. La notizia della collaborazione con la giustizia di Rosano, ebbe nell'immediato forti ripercussioni nella famiglia del collaboratore, il cui padre Vincenzo era esponente di vertice del clan. La reazione del clan fu pubblicamente manifestata con l'affissione di locandine funerarie nel centro storico di Adrano che annunciavano la morte di Valerio Rosano e fissavano le esequie presso una chiesa, il cui fittizio indirizzo corrispondeva alla via del commissariato di polizia di Adrano. L'evento fu trattato anche dalla trasmissione televisiva "Striscia la notizia" alla cui inviata uno degli indagati rilasciò un'intervista, nel corso della quale, pubblicamente espresse forte repulsione per la scelta operata dal collaboratore, arrivando a definirlo "un morto che cammina".

L'intervista al capo della squadra mobile - Video

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I nomi degli arrestati

L'operazione "Adrano libera", ha così dato esecuzione a 34 misure restrittive nei confronti di persone indagate, a vario titolo, per i reati di associazione di stampo mafioso denominata clan Santangelo-Taccuni operante prevalentemente nel territorio di Adrano, costituente articolazione territoriale del clan Santapaola-Ercolano, con l’aggravante di essere l’associazione armata, con l’aggravante di avere gli associati assunto e mantenuto il controllo di attività economiche, finanziandole – in tutto o in parte- con il prezzo, prodotto e profitto dei delitti commessi.

Adrano, traffico di droga: le intercettazioni

E ancora come associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti (cocaina, eroina e marijuana) con l’aggravante di essere l’associazione armata e con l’aggravante di avere commesso il fatto al fine di agevolare l'associazione mafiosa denominata Santangelo-Taccuni, detenzione e spaccio di sostanza stupefacente, furto in concorso di un Atm. Infine, per ricettazione in concorso, danneggiamento aggravato in concorso, tutti con l’aggravante di agevolare l'associazione mafiosa denominata Santangelo-Taccuni ed evasione.

Il blitz della polizia | Video

Nel corso dell’attività d’indagine è stato documentato un vasto traffico di sostanze stupefacenti dalla Lombardia verso il comune etneo, evidenziandosi il ruolo di trait d’union svolto da Antonino Amato e Domenico Salamone, pregiudicati di Biancavilla –Adrano domiciliati nelle province di Varese e Como i quali, grazie ai collegamenti con un calabrese, Giovanni Managò, anch’egli domiciliato nella regione lombarda, avevano avviato rapporti di affari con Ermir Daci cittadino albanese, attualmente detenuto.

Agli stessi il provvedimento cautelare è stato notificato dalle Squadre Mobili delle Questure di Como e Varese. A riscontro dell’illecito traffico, in data 23 dicembre 2017, è stato tratto in arresto David Palmiotti, cui sono stati sequestrati g.1.485 di eroina. L’uomo stava rientrando in Sicilia dopo essersi recato in Lombardia. Inoltre, il 15 febbraio 2018, personale della Squadra Mobile di Catania, del Commissariato di P.S. di Adrano e della Squadra Mobile di Varese, traevano in arresto, in Lombardia, Daci Ermir, insieme ad altro connazionale, in quanto trovati in possesso di 33 confezioni in cellophane, contenenti  eroina dal peso complessivo lordo di kg. 17,474 circa. Nella loro disponibilità venivano rinvenuti anche kg. 8, circa, di sostanza utilizzata per il taglio e la somma di denaro di euro 43.980.

L'approvvigionamento di sostanze stupefacenti, secondo gli inquirenti, avveniva anche attraverso canali ubicati in territorio messinese, calabrese e campano. Nel corso delle indagini sono stati operati numerosi arresti in flagranza di reato ed altrettanti sequestri di sostanze stupefacenti che servivano ad alimentare le tre "piazze di spaccio" operative in territorio di Adrano. Per garantire la liquidità necessaria al mantenimento della cassa comune da impiegare in attivita' illecite, gli associati si sono resi responsabili anche di reati contro il patrimonio. Uno dei destinatari della custodia cautelare in carcere è attualmente detenuto all'estero e per lui sono stati già attivati i canali Interpol per la notifica del provvedimento.

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