Ecco come il clan Laudani si è infiltrato in Lombardia: i proventi alle famiglie dei detenuti

Ai Laudani "vengono corrisposte periodicamente somme di denaro finalizzate non solo al mantenimento delle famiglie dei boss detenuti, ma anche all'ottenimento di commesse in realta' imprenditoriali, come la Lidl". E' quanto scrivono i giudici della sezione di prevenzione del Tribunale di Milano

Sono due le persone arrestate in Sicilia dagli agenti della Squadra Mobile di Catania e Milano nell'ambito dell'inchiesta della Dda del capoluogo Lombardo sul clan Laudani, coordinata dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini sugli affari del clan catanese nei punti vendita Lidl, colosso della grande distribuzione.

Sono Enrico Borzì e Vincenzo Greco, indagati per associazione mafiosa. In provincia di Catania sono in corso perquisizioni e interrogatori. E' stato notificato anche alla direzione generale della Lidl, a Misterbianco, uno dei quattro provvedimenti di amministrazione giudiziaria disposti dal Tribunale di prevenzione di Milano. All'inchiesta ha collaborato la Dda della Procura di Catania, guidata dal procuratore Carmelo Zuccaro. 

NOTA DELLA LIDL ITALIA

Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia e condotte dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Varese e dalla Squadra Mobile della Questura di Milano, hanno consentito di individuare l’operatività di un’associazione, prevalentemente composta da imprenditori attivi, anche attraverso prestanome, nei servizi di vigilanza, sicurezza, cortesia e logistica.

L’indagine, avviata a giugno 2015, ha consentito di accertare che la famiglia mafiosa dei Laudani è riuscita, attraverso una serie di società e cooperative riconducibili al cd. “gruppo Sigilog” di Cinisello Balsamo e facenti capo a diversi imprenditori – tra i quali Luigi Alecci, Giacomo Politi, Emanuele Micelotta ed i fratelli Alessandro Fazio e Nicola Fazio, tutti collegati a Orazio Salvatore Di Mauro, organico dei “LAUDANI” – ad infiltrarsi nel tessuto economico lombardo.

PROVVEDIMENTI GIUDIZIARI - Sono numerosi i provvedimenti giudiziari disposti nell'ambito dell'inchiesta che questa mattina ha visto l'arresto di 14 persone accusate di vari reati all'ombra del clan mafioso dei Laudani di Catania. In particolare è stata disposta l'amministrazione giudiziaria nei confronti della Lidl Italia, con riferimento alle direzioni regionali di Volpiano (To),Biandrate (No), Somaglia (Lombardia) e Misterbianco (Catania).

E' stato poi disposto il sequestro preventivo delle quote di 10 società e cooperative riconducibili al cosidetto 'gruppo Sigilog' di Cinisello Balsamo (operanti nel settore della logistica, del facchinaggio e dei servizi alle imprese, alle cui dipendenze risultano circa 190 dipendenti) e di 3 immobili, oggetto, secondo l'accusa, di intestazione fittizia. E stata quindi fissata una udienza davanti al gip di Milano al fine di decidere sulla nomina di un commissario giudiziale per un anno nei confronti di 5 società riconducibili alla 'Securpolice Group' di Cinisello Balsamo (operanti nel settore della sicurezza e della vigilanza, alle cui dipendenze risultano circa 600 dipendenti).  

COME AGIVANO - Luigi Alecci è la figura di riferimento del sodalizio, in grado di gestire e mediare i rapporti tra gli imprenditori con i quali è in affari, mentre i fratelli Fazio, su sollecitazione dello stesso, di Politi Giacomo e di Micelotta Emanuele, concorrono ad inviare, per il tramite dell’affiliato Borzì Enrico, somme di denaro contante in Sicilia destinate al sostentamento economico delle famiglie dei detenuti appartenenti alla famiglia mafiosa “Laudani”.

I fratelli Fazio sono imprenditori che operano nel campo della vigilanza e della sicurezza, attraverso diverse società della “Securpolice Group scarl” di Cinisello Balsamo e forniscono numerosi servizi a favore di strutture pubbliche e private, in particolare presso catene di supermercati su tutto il territorio nazionale.

Le dazioni di denaro a esponenti della famiglia Laudani, in particolare quelle riconducibili ai fratelli Fazio, sono funzionali ad ottenere commesse ed appalti in Sicilia dalla Lidl Italia srl, garantendo così il monopolio e la cogestione del settore nonché veicolando il reclutamento del personale da assumere.

Il denaro, grazie alla connivenza di un professionista, Parlagreco Attilio Alfonso, viene monetizzato attraverso società riconducibili anche a prestanome - tra i principali, Monteverde Alberto, Strazzulla Vincenzo, Greco Vincenzo, Ferraro Antonino e Spoto Rosario – e proviene da diverse attività illecite (emissione di fatture per operazioni inesistenti ad oggi quantificate in oltre 2,5 milioni di euro, omessa dichiarazione ed omesso versamento Iva).

Tali provviste sono destinate anche a finanziare attività di corruttela di amministratori di enti pubblici e di dirigenti della Lidl Italia srl, quale Suriano Simone, al fine di assicurarsi l’assegnazione dei lavori di restyling e rifacimento delle filiali di quest’ultima società, mediamente per un importo di circa 3 milioni di euro annuali.

L’attività di penetrazione nei pubblici appalti, in particolare quelli assegnati con affidamento diretto, gestiti dalla dr.ssa Afrone Giovanna Rosaria Maria (Responsabile del Servizio Gestione Contratti Trasversali con Convenzioni Centrali di Committenza del Comune di Milano), è avvenuta grazie alle illecite influenze di due ex dipendenti pubblici, Elia Orazio (settore ospedaliero) e Palmieri Domenico, (Provincia di Milano), quest’ultimo tuttora sindacalista con delega al rapporto con le istituzioni e “stipendiato” mensilmente dal sodalizio criminale.

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