Mafia e rifiuti, coinvolti anche funzionari pubblici: 14 arrestati e sequestro di beni

Il sequestro preventivo è scattato per quote societarie, riconducibili ad Antonino Paratore e al figlio Carmelo, del lido "Le Piramidi", delle società "Cisma Ambiente spa", "Paradivi servizi srl" e "Siram srl, nonché delle quote riconducibili a Giuseppe e Giovanni Amara della società "Gespi srl"

Dalle prime ore del mattino, i carabinieri del comando provinciale di Catania e del nucleo operativo ecologico hanno dato esecuzione, su delega della locale Direzione Distrettuale Antimafia, ad una ordinanza cautelare nei confronti di 17 persone: 7 provvedimenti restrittivi in carcere, 7 ai domiciliari e 3 misure interdittive.

I NOMI DEGLI ARRESTATI

Sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di "traffico illecito di rifiuti, estorsione e rapina con l'aggravante del metodo mafioso, usura, corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e traffico di influenze illecite". Disposto anche il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di 6 imprese e dei rispettivi beni aziendali il cui valore complessivo è stimabile in almeno 50 milioni di euro, eseguito da personale del Gico della guardia di finanza. Il sequestro preventivo è scattato per quote societarie, riconducibili ad Antonino Paratore e al figlio Carmelo, del lido “Le Piramidi”, delle società “Cisma Ambiente spa”, “Paradivi servizi srl” e “Siram srl, nonché delle quote riconducibili a Giuseppe e Giovanni Amara della società “Gespi srl”, in rapporti di affari con la famiglia Paratore.

LE INTERCETTAZIONI - VIDEO

L'INDAGINE - L’attività di indagine condotta dal 2012 al 2015, che ha trovato riscontro nelle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, ha permesso di fare emergere le condotte criminali poste in essere nel settore del traffico dei rifiuti dall’imprenditore Antonino Paratore e dal figlio Carmelo, “ soggetti appartenenti a Cosa nostra catanese" e legati direttamente al boss Maurizio Zuccaro per il quale agivano anche come prestanome. Enormi erano i guadagni derivanti dalla gestione e dal trattamento illecito di tonnellate di rifiuti provenienti da tutto il territorio nazionale. Nel dicembre 2012, dal monitoraggio del processo di raffinazione e frazionamento del petrolio da parte delle industrie petrolchimiche, è stato accertato che la principale società nel trattamento e smaltimento dei catalizzatori esausti e, quindi, non più rigenerabili, era proprio la Cisma Ambiente spa con sede legale ed operativa a Melilli ( Sr), i cui titolari di azioni, erano diverse società tutte riconducibili alla famiglia Paratore. Vi era, quindi, un complesso sistema aziendale facente capo a Antonino Paratore e al figlio Carmelo che avevano nella loro disponibilità una discarica per rifiuti pericolosi e non, e un impianto per il loro trattamento, ricondizionamento e recupero. 

FUNZIONARI PUBBLICI COINVOLTI - I Paratore si servivano, inoltre, di persone di loro fiducia come Agata Distefano, Salvatore D’Amico, Paolo Plescia, Maurizio Cottone e Antonio Di Vincenzo, con la collaborazione di pubblici funzionari della Regione Sicilia che avevano il compito di rilasciare le autorizzazioni necessarie. In questo modo riuscivano a gestire in modo illecito tonnellate di rifiuti realizzando ingenti guadagni ed inquinando gravemente l'ambiente. In particolare, un funzionario presso l’Assessorato regionale alle Infrastrutture ed alla Mobilità di Palermo era divenuto lo strumento dei Paratore per esercitare la necessaria pressione verso gli apparati della Pubblica amministrazione e raggiungere così i loro fini illeciti.

CROCETTA: "LI SOSPENDEREMO A ZERO STIPENDIO IN ATTESA DI LICENZIAMENTO" 

USURA ED ESTORSIONE - Condotte usurarie erano poi poste in essere da Salvatore Grillo nei confronti della trattoria-pizzeria “Al Tubo” di Acicastello: Grillo si faceva promettere e dare dal gestore del locale interessi usurari superiori al 10 % mensile nonché assegni in garanzia dell’importo di 30 mila euro, quale corrispettivo di una serie di prestiti in denaro contante di ammontare complessivo pari a 23.600 euro ( a fronte della pretesa restituzione del capitale pari a 30.000 euro). A Grillo veniva contestato anche il reato di estorsione per le condotte violente e intimidatorie compiute nei confronti di Giuseppe Grasso per ottenere la restituzione del credito. Questa condotta è stata contestata anche a Giuseppe Verderame ( classe 1954) e Simone Piazza ( classe 1986) che costringevano Grasso a versare loro 200 euro al mese al fine di assicurare la “protezione” alla pizzeria “Al Tubo”, impedendo così a Grillo di ripresentarsi per ulteriori richieste di restituzione dei prestiti usurari.

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