Santapaola-Ercolano, fornivano il cemento per i lavori in fibra ottica: cinque arrestati

I carabinieri del Ros e del comando provinciale etneo hanno arrestato cinque componenti della famiglia mafiosa, a seguito delle indagini condotte lo scorso novembre durante l'operazione Chaos

Fornivano cemento di qualità scadente a imprese che si stavano occupando dei lavori di posa in fibra ottica a Catania. E' questa l'accusa contestata a cinque componenti della cosca mafiosa Santapaola-Ercolano dalla Direzione Distrettuale Antimafia, che ha portato il tribunale etneo a emettere un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Antonio Tomaselli, reggente della famiglia Santapaola-Ercolano e già detenuto a seguito dell’operazione Chaos, Rocco Biancoviso di Scordia,  Pasquarello Giuseppe Conti di Misterbianco, Angelo Di Benedetto e Alessandro Caruso, di Scordia. Si è proceduto inoltre al sequestro della Conti Calcestruzzi S.r.l.s.,  azienda con sede a Misterbianco.

Le indagini dell'operazione Chaos

Gli arresti eseguiti dai carabinieri del Ros e dal comando provinciale di Catania, scaturiscono dall'operazione Chaos portata a termine nella notte tra il 10 e l’11 novembre dello scorso anno, durante la quale è stato accertato che Rocco Biancoviso, affiliato della famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano indirizzava verso Antonio Tomaselli, titolare occulto della Conti Calcestruzzi, alcuni imprenditori impegnati nei lavori di posa in opera della fibra ottica a Catania, consentendo così al reggente del clan di divenire fornitore esclusivo del cemento necessario per l’esecuzione dell'opera.

Gli affari con la Conti Calcestruzzi

Il titolare, di fatto dell'azienda, Pasquarello Giuseppe Conti, permetteva a Tomaselli di esercitare totale controllo sulla Conti Calcestruzzi, della quale risultava essere socio occulto e unico proprietario. Angelo Di Benedetto e Alessandro Caruso, dopo gli arresti dell'operazione Chaos e il ritrovamento di mezzi d’opera oggetto di furto in pregiudizio degli imprenditori, hanno provato a farsi consegnare 5 mila euro come compenso per la restituzione, favorendo quindi il clan Mazzei al quale Santo Di Benedetto, padre di Angelo, appartiene.

Gli indizi raccolti sono stati ulteriormente rafforzati dalle dichiarazioni delle parti offese e da quelle di collaboratori di giustizia.

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