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Le mani della mafia sui rifiuti: sequestro di beni per 15 milioni di euro

Le indagini hanno preso spunto da una segnalazione relativa ad un esposto presentato dal direttore del consorzio nazionale per il riciclaggio dei rifiuti

I finanzieri del comando provinciale di Catania hanno arrestato otto persone, su esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del tribunale etneo, per associazione di stampo mafioso finalizzata all’acquisizione di posizioni dominanti nel settore economico della realizzazione di imballaggi destinati alle produzioni ortofrutticole di Vittoria  ed anche intestazione fittizia di imprese e per traffico illecito di rifiuti.

Sequestro per 15 milioni di euro

Il giudice ha disposto inoltre il sequestro preventivo di sei aziende, del valore compessivo di 15 milioni di euro, intestate a prestanome per eludere l’applicazione di misure di prevenzione patrimoniali. Alcuni degli indagati arrestati apparterrebbero al gruppo mafioso della "Stidda", storicamente ricollegabile al clan "Dominante-Carbonaro".

Le indagini hanno accertato il coninvolgimento Giombattista Puccio, 57 anni, detto “Titta ‘u Ballerinu”, per via dell’accertata appartenenza sia alla “Stidda” che al clan di “Cosa Nostra”. Puccuo è responsabile di aver creato con  Emanuele Greco un vero e proprio “cartello mafioso di imprese” che ha assunto il dominio del settore degli imballaggi nel territorio di Vittoria. In questo contesto è risultato presente anche Francesc Gilbertoo, già arrestato, nel settembre di quest’anno, in quanto appartenente alla stessa consorteria mafiosa, capeggiata dai fratelli Filippo e G. Battista Ventura

Le indagini

 Emanuele Greco, 57 anni, detto Elio avrebbe controllare e gestire il mercato degli imballaggi insieme a Puccio mettendogli tra l’altro a disposizione alcuni immobili destinati allo svolgimento delle attività commerciali di questi e inviandogli, dalla propria azienda di imballaggi, rifiuti plastici da smaltire. - Giacomo Consalvo, 62 anni e il figlio Michael Consalvo, 28 anni avrebbero invece gestito due aziende produttrici di imballaggi perfettamente integrate nel gruppo mafioso, del quale condividevano prezzi e strategie commerciali.

Le indagini, svolte dal Gico del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Catania, coordinate e dirette dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, hanno preso spunto da una segnalazione proveniente dalla direzione nazionale antimafia, relativa ad un esposto presentato dal direttore del consorzio nazionale per il riciclaggio dei rifiuti e dei beni a base di polietilene, nel quale veniva denunciata un’illegale raccolta e lavorazione di rifiuti plastici. L'attività investigativa, oltre ad accertare il coinvolgimento di alcune aziende riferibili a Giombattista Puccio in un articolato sistema di stoccaggio illecito di rifiuti, hanno delineato e palesato il nuovo modus operandi mafioso che, soprattutto in territori, quale quello di Vittoria, interessati da importanti realtà produttive, si impongono attraverso l’acquisizione del controllo esclusivo di settori economici di rilievo come, nel caso specifico, quello della produzione degli imballaggi.

Le mani della mafia sui rifiuti

Il controllo era stato acquisito con il ricorso alle tipiche modalità dell’agire mafioso, caratterizzate dal sopruso e dall‘intimidazione: le aziende di Puccio e Greco, divenute leader nel settore della produzione degli  imballaggi per prodotti ortofrutticoli, grazie alla riconosciuta appartenenza dei loro titolari all’organizzazione mafiosa, hanno estromesso le aziende concorrenti che non si piegavano alle condizioni imposte, assumendo così il controllo dell’intera filiera commerciale. Questo modo di agire è stato messo in luce anche da diversi collaboratori di giustizia: da decenni il mercato degli imballaggi di Vittoria è in mano a imprese mafiose che, attraverso l’opera diretta degli affiliati al clan Dominante-Carbonaro, impongono agli operatori del settore, con l’intimidazione e senza quasi mai dover più ricorrere all’uso della violenza, l’acquisto delle cassette di plastica per l’ortofrutta dalle aziende a loro riconducibili. Le aziende che non accettavano queste condizioni erano tagliate fuori dal mercato.

In questo sistema affaristico che ha asfissiato ogni libera iniziativa economica,  Giombattista Puccio e Emanuele Greco stabilivano i prezzi di vendita e si ripartivano “equamente” gli utili, mentre i Consalvo, una volta entrati a far parte del sistema, producevano la stessa tipologia di imballaggi in quanto espressamente autorizzati dai due.

Le intercettazioni

Le indagini condotte tramite intercettazioni, servizi di osservazione e di pedinamento, hanno dimostrato che l’economia del vittoriese era inquinata dalla presenza di imprese mafiose che hanno acquisito il controllo assoluto di settori produttivi di vitale importanza, escludendo le aziende che non si conformavano a  questo genere di sistema. Emblematico quanto emerso da una conversazione telefonica, nel corso della quale un operatore commerciale rassicurava “Titta” Puccio che una terza vendita di cassette di plastica, avvenuta a sua insaputa, era stata destinata fuori dal circuito vittoriese e che, dunque, ciò non avrebbe intaccato il predominio del “cartello” creato dal Puccio e dagli altri indagati .

L’operazione ha portato anche alla luce l’operatività di imprese di raccolta e stoccaggio di rifiuti riconducibili a “Titta” Puccio, imprese che hanno operato un sistematico traffico illecito di rifiuti plastici provenienti prevalentemente dalle serre per la coltivazione di prodotti ortofrutticoli, traffico realizzato con la creazione di abusivi siti di stoccaggio. I consistenti quantitativi di materiali plastici monitorati con servizi di osservazione, pedinamento e videoriprese di oltre 20 viaggi di automezzi (per circa 100 tonnellate) non hanno trovato alcun riscontro nei documenti di trasporto esaminati dagli specialisti del Gico  Si è anche accertato che i rifiuti erano convogliati presso un fabbricato dove venivano triturati in maniera completamente illegale prima del successivo smaltimento. Per questa ragione la guardia di finanza, nell’estate 2015, ha sequestrato terreni per 5.000 mq insieme a un fabbricato, individuando anche quattro discariche abusive.

Nel corso delle intercettazioni telefoniche, i militari del Nucleo di Polizia Tributaria hanno accertato anche l’intento di “Titta” Puccio di esportare nell’Europa dell’Est i rifiuti plastici illecitamente raccolti. In questo sistema illecito, Puccio si avvaleva dell’opera del figlio Giovanni Puccio, 36 anni  e di Salvatore Asta, 41 anni entrambi destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, nonché dell’altro figlio, Luigi Puccio, 31 anni, e del genero Giuseppe Buscema, 41 anni (cl.1978), quest’ultimi posti agli arresti domiciliari.

Le imprese mafiose operanti da anni nella produzione di imballaggi per i prodotti ortofrutticoli e nella gestione dei rifiuti sono risultate formalmente amministrate da prestanome – soggetti tutti indagati nel  procedimento - parenti, affini o persone di fiducia di Giombattista Puccio che pur gestendo in prima persona i lucrosi affari, non appariva titolare di alcuna carica sociale. Infatti i pur essendo il “dominus” indiscusso nei rapporti con clienti e fornitori,  Puccioassegnava quote sociali e incarichi amministrativi a soggetti che rispondevano solo al suo volere e ciò al fine di eludere ogni misura di aggressione patrimoniale.

Per queste ragioni il Gip etneo ha anche disposto il sequestro preventivo dei patrimoni aziendali di due imprese: - M.P Trade  e International Packing Srl di Luigi Puccio , G.Z.G. S.R.L. di Zaira Scribano, Gr Trade di Emanuele Melfi– tutte con sede in Vittoria  - aventi come oggetto sociale la “commercializzazione all’ingrosso e al dettaglio di prodotti per l’agricoltura” nonché la “fabbricazione di imballaggi per prodotti ortofrutticoli”; la società cooperativa Decaplast di Salvatore Asta ed Ecoline Srl di Giuseppina Puccio, entrambe aventi sede a Vittoria e con prevalente attività di “raccolta di rifiuti non pericolosi in plastica e imballaggi usati”.

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