Mafia, voti ed elezioni: il 'sistema' Nicotra nelle parole dei pentiti

Un meccanismo ben oliato, con prezzi già stabiliti, che - attraverso il coinvolgimento delle famiglie mafiose - falsa di fatto il risultato elettorale, minando alle fondamenta il sistema di libera scelta democratica dei candidati

Attraverso la lettura dell'ordinanza di misure cautelari che ha coinvolto, tra gli altri, l'ex onorevole Pippo Nicotra, è possibile ricostruire uno spaccato inquietante del meccanismo attraverso il quale vengono raccolti i cosiddetti 'pacchetti' di voti in alcuni territori. Un sistema ben oliato con prezzi già stabiliti che - attraverso il coinvolgimento delle famiglie mafiose - se confermato, falserebbe di fatto il risultato elettorale, minando alle fondamenta il sistema di libera scelta democratica dei candidati. E creando un trait d'union diretto tra politica e criminalità organizzata. Un legame che i magistrati inquirenti, nel caso di Nicotra, fotografano definendo l'esponente del Partito Democratico - ex autonomista, poi Udc ed infine vicino al gruppo dem di Luca Sammartino e Valeria Sudano - "sistematico fiancheggiatore" del gruppo mafioso di Aci Catena, con il quale intratteneva rapporti "in cambio consenso elettorale e un importante aiuto nella risoluzione di proprie controversie private". A lui, oggi, vengono contestati i reati di voto di scambio, concorso esterno in associazione mafiosa e 'tentata estorsione aggravata'

La vicinanza ai mafiosi ed il funerale di Faraci

La sua vicinanza, del resto, viene ricostruita dagli inquirenti sin dai tempi in cui, nel 1993, da sindaco di Aci Catena, si rifiutò di rispettare l'obbligo imposto dal questore di rimuovere i necrologi di Maurizio Faraci, cognato del boss Sebastiano Sciuto (noto negli ambienti criminali com Nuccio Coscia), elemento di spicco del clan Santapaola-Ercolano nei comuni dell'acese. In quel caso, si legge nelle carte del gip, "Nicotra si recò addirittura dai carabinieri di Acireale per chiedere che venisse revocato il divieto di celebrare i funerali del defunto". 

Circostanza per la quale, come hanno ricostruito i magistrati, Nicotra venne rimosso dalla carica di sindaco dall'allora prefetto di Catania. Il Comune, poco tempo dopo, venne sciolto per infiltrazioni mafiose. Le attività del consiglio comunale di Aci Catena, si leggeva nel decreto del presidente della Repubblica, dovevano cessare immediatamente perché, tra le altre cose,"a carico dell'attuale sindaco, Raffaele Nicotra, sono emersi inequivocabili collegamenti con pregiudicati di Ad Catena, legati alla nota famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano dedita a rapine, omicidi ed estorsioni. É stato, altresì, accertato che il Nicotra aveva già favorito un pericoloso pregiudicato, tale Giuseppe Gurgone, consentendo che lo stesso, benché agli arresti domiciliari perché responsabile di rapina aggravata, espletasse attività lavorativa presso il proprio esercizio commerciale". 

Le parole dei pentiti

Ma sono i collaboratori di giustizia a ricostruire, attraverso le loro dichiarazioni ai pm, il 'gioco' della presunta compravendita di voti. Due in particolare, Giuseppe Laudani - nipote 'ripudiato' dal patriarca Sebastiano - e l'ex reggente del clan Santapaola a Catania, Santo La Causa. Il 7 maggio 2010 Laudani - com'è scritto nell'ordinanza - "dichiarava di aver favorito l'elezione a sindaco di Nicotra (elezioni comunali del 2006) chiedendo in cambio ( ed ottenendolo) che quest'ultimo rifornisse di carne i propri supermercati acquistandola dalla ditta 'Le Carni' riconducibile alla ai Laudani". Secondo Laudani, Nicotra sarebbe "cosa dei Santapaola". Il giovane pentito spiega che nel "2006 per la candidatura a sindaco di Ad Catena", Nicotra è "stato eletto e io gli davo le forniture di carne per i supermercati". E aggiunge: "il riscontro effettivo che io davo la carne a Nicotra era proprio per l'accordo dello scambio di voti che sono stati dati [...] volevo fare questa precisazione perché, perché siccome Nicotra è risaputamente avvicinato alla Famiglia Santapaola, che paga la Famiglia Santapaola e via dicendo, giustamente con noi dice perché ci sono stati questi contatti? Così io glielo preciso: per le elezioni. La carne giel'abbiamo data per le elezioni".

Le dichiarazioni di La Causa

Come si legge ancora nell'ordinanza, Il 5 maggio 2012 Santo La Causa dichiarava che un altro affiliato di Aci Catena, Alfio Brancato, lo aveva informato che Raffaele Nicotra era contiguo al gruppo criminale di Aci Catena; in particolare Brancato, durante la latitanza di La Causa, avrebbe addirittura "favorito un suo incontro proprio Raffaele Nicotra alla presenza dello stesso Brancato". La Causa manifestava a Nicotra l'intenzione di acquistare dei terreni agricoli per i quali avrebbe voluto che quest'ultimo intervenisse per il cambio di destinazione:

Il pentito dichiara di non avere conoscenze generali sui rapporti tra mafia e politica, ma chiarisce che i politici avrebbero avuto rapporti con l'organizzazione perché "non potevano ottenere voti senza rivolgersi a noi". Le cosche, da parte loro, avrebbero avuto interesse a mantenere i rapporti in modo da poter gestire gli affari e, quindi, i contatti con gli imprenditori. Per spiegarsi meglio La Causa racconta di un esempio, tirando in ballo direttamente Nicotra. "si tratta di una persona che noi abbiamo sostenuto nelle campagne elettorali per le amministrative e regionali e che per me era particolarmente interessante inquanto intendevo ottenere dallo stesso il suo interessamento politico e amministrativo per il cambiamento della destinazione di alcune aree agricole in edificabili nel Comune di cui lo stesso era Sindaco, ovvero Ad Catena", chiarisce il collaboratore.

L'ex reggente dei Santapaola spiega ai pm di essersi occupato di questa vicenda perché aveva saputo da Alfio Pio (Brancato) che Nicotra era "nelle loro mani". "Nel senso - spiega meglio - che non solo pagava lo stipendio per i suoi supermercati, ma perché aveva ottenuto da quello stesso gruppo sia sostegno elettorale che interventi in altre vicende". Sulle elezioni, il pentito chiarisce infine di sapere che "Nicotra aveva pagato una somma di denaro in cambio di voti", e, più in particolare, "Alfio Pio ricevette 20mila euro per il suo interessamento in ordine alla raccolta di voti". "E' chiaro che quando Alfio Pio si interessava di raccogliere per il Nicotra si rivolgeva non solo a propri associati ed ai loro familiari - conclude il pentito - ma faceva raccolta di voti 'porta a porta'. A d.r.: Alfio Pio era da tutti conosciuto per la sua caratura criminale" .

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