Mama Sea, i titolari: "Catania è scivolata nel degrado,abbiamo le mani legate"

In seguito alla riapertura del locale grazie alla sentenza del Tribunale amministrativo regionale abbiamo intervistato una delle titolari, Melina Fragalà

“Siamo soli, se succede qualcosa noi chiamiamo i carabinieri, ma nel frattempo gli autori di azioni sconsiderate scappano via e noi non possiamo trattenerli”. Così parla a CataniaToday Melina Fragalà una delle titolari del locale Mama sea. Il locale è rimasto chiuso ieri dopo che il TAR aveva rigettato la chiusura disposta dal Questore in seguito ai fatti degli scorsi giorni. “Abbiamo voluto mandare un segnale forte e chiaro, come credo si possa dire per tutti i gestori di attività pubbliche e di discoteche, siamo assolutamente contro ogni forma di violenza, uso di droghe, alcolismo, bullismo, branchi di persone che sfogano le proprie malate emozioni con gesti sconsiderati e contro la civile convivenza”.

L'accusa è rivolta al degrado che sta subendo la città di Catania e il comprensorio ormai da anni. “Un ambiente degradato – continua Fragalà - dove si vive ai limiti della legalità e dove spesso vige la legge del più forte e della sopraffazione, indirizza i giovani alla devianza, soprattutto laddove la società è orientata al consumismo materiale. A quel punto è evidente come delinquere, avere atteggiamenti di violenza può addirittura apparire un 'vanto' se non si possiede all’origine un sistema valoriale ben strutturato. In queste condizioni è diventato difficile e rischioso, fare impresa a Catania. Siamo disponibili a qualsiasi collaborazione con gli organi preposti alla sicurezza, affinché ciò che è accaduto la notte del 6 luglio davanti al nostro locale non debba ripetersi mai più, con l’aggiunta che qualora dovessero ripetersi atti di scellerata violenza, sospenderemo la nostra attività serale”.

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La nostra intervista termina con un appello che Melina Fragalà vuole rivolgere ai giovani e a tutti i lettori di CataniaToday: “Ci auguriamo che tutti i giovani ed i frequentatori di discoteche che leggeranno, capiscano che se desideriamo migliorare la società in cui viviamo , i primi a cambiare dobbiamo essere noi”.

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