Denunciò il marito 12 volte e fu uccisa: adesso lo Stato chiede indietro i soldi dati ai figli

La famiglia attende in cassazione il verdetto. Potrebbe nuovamente cambiare la vita dei tre figli di Marianna Manduca, assassinata dal marito a Palagonia

La storia di Marianna Manduca e dei suoi tre figli è costellata di attese. Attese dopo 12 denunce che la donna aveva fatto contro il compagno che la minacciava di morte. Attese per una sentenza che potrebbe cambiare la vita dei tre ragazzi.

Partiamo dall'inizio, da Palagonia la città in cui vive Marianna Manduca. Il 3 ottobre del 2007 la donna viene assassinata dal marito, Saverio Nolfo, dopo mesi e mesi di violenze e minacce. Un calvario di paure e timori che Marianna ha sempre, giustamente, denunciato alle autorità: basta pensare che fra il settembre 2006 ed il settembre 2007 la donna presenta alla magistratura nei confronti del marito 12 querele molto dettagliate, e richiede insistentemente aiuto. Un aiuto che, però, non arriverà mai.

Erano davvero inquietanti gli episodi descritti dalla giovane madre: il marito la attendeva e appena la vedeva estraeva un coltello a scatto con aria di sfida o in un'altra occasione le ha puntato contro un arco artigianale scagliandole contro una freccia.

Come si legge in una delle tante denunce di Marianna Manduca le circostanze erano davvero allarmanti: "Maneggiava il coltello mimando di pulirsi le unghie con la lama guardandomi con aria minacciosa, tanto che adesso temo per la mia incolumità“. Purtroppo le istituzioni non sono state in grado di proteggere la donna, uccisa proprio a coltellate. I suoi tre figli hanno trovato accoglienza e una nuova vita a Senigallia, dal primo cugino della madre, Carmelo Calì, che li ha resi parte integrante della sua famiglia e li ha anche adottati.

Una storia di dolore ma anche di tanto amore che è stata ripresa anche in un film. Ma che, paradossalmente, continua ad essere una storia di attese. Infatti dopo dieci anni dall'omicidio di Marianna Manduca il tribunale civile di Messina ha accolto le richieste della famiglia, avanzate dagli avvocati Alfredo Galasso e Licia D’Amico, e hanno ottenuto un risarcimento dallo Stato di circa 260mila euro per non aver "protetto" adeguatamente Marianna.

Una sentenza che sembrava aver scritto la parola fine alla travagliata vicenda e che aveva permesso, con la somma del risarcimento, di costruire un futuro per questi tre ragazzi privati della madre. Infatti avevano aperto un b and b che continuano ancora oggi a gestire. Però la sentenza è stata impugnata in appello, dove sostanzialmente lo Stato ha chiesto l'annullamento del risarcimento. Adesso la palla è passata alla cassazione che dovrà decidere o meno se il risarcimento è legittimo oppure se Carmelo Calì e i suoi tre figli adottivi dovranno restituirlo.

E proprio nel periodo di "isolamento" domiciliare la cronaca racconta di un acuirsi delle violenze domestiche. Il caso più recente, ed eclatante, è quello dell'omicidio di una giovane a Furci Siculo, in provincia di Messina, uccisa dal fidanzato perchè accusata di "avergli trasmesso il coronavirus".

"Bisogna sempre denunciare"

Abbiamo contattato Carmelo Calì, il genitore adottivo dei tre figli della cugina Marianna, che vuole mettere in chiaro un assunto: "Bisogna sempre denunciare, specie in questo momento. Se le donne non denunciano non c'è alcuna possibilità di salvarle e non bisogna mai abbassare la guardia".

Nonostante le lunghe attese e adesso una sentenza attesa in cassazione che potrebbe, nel bene e nel male, segnare ancora una volta la vita della sua famiglia Calì mostra molta serenità: "Dopo quello che è accaduto a Marianna abbiamo fondato un'associazione che porta il suo nome e siamo impegnati nella sensibilizzazione, nelle scuole e nella tutela delle donne. Fortunatamente ci sono state delle leggi, come il codice rosso, che tutelano maggioramente chi denuncia e c'è anche una migliore preparazione da parte degli operatori e degli inquirenti".

La denuncia al procuratore Fresa

Intanto è notizia recente che il giudice Mario Fresa, proprio colui che lo scorso febbraio nella sua requisitoria aveva chiesto l'annullamento del risarcimento ottenuto dallo Stato dai figli di Marianna e la sua restituzione, è stato denunciato dalla moglie. La donna avrebbe raccontato alle forze di polizia di essere stata colpita da un pugno durante un diverbio e le indagini sono in corso, mentre Fresa è stato momentaneamente sospeso.

Ma per Carmelo Calì ciò che conta è capire i tempi della sentenza: "Siamo in cassazione civile e non sappiamo quando avremo una risposta. La situazione attuale, dovuta al coronavirus, ha resto un'incognita. Noi aspettiamo con ansia una sentenza che cambierebbe la vita di tante persone, ma ho insegnato ai miei ragazzi che il futuro se lo devono costruire loro. indipendentemente da ciò che sarà deciso".

"Noi vogliamo soltanto dimostrare - prosegue - che la sentenza d'appello contiene valutazioni errate. Lo dobbiamo a mia cugina che credeva nella giustizia e ne aveva fiducia. Lo dobbiamo a chi crede che le cose possano cambiare. Pur non comprendendo i motivi di quella sentenza di annullamento ne capiamo i motivi anche se è difficile. La cosa importante è che andare avanti con e per i ragazzi con serenità".

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Così si profila l'ennesima attesa per un verdetto che "profumi" di giustizia per Marianna e per i suoi figli.

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