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Ingegnere catanese rapito in Siria, la Farnesina allerta l'unità di crisi

Lavorava in un'acciaieria ed è stato rapito nella zona costiera di Tartus insieme a due colleghi, secondo alcune fonti russe. Il ministro degli Esteri Terzi ha attivato tutti i canali per i necessari interventi

E' di Catania l'ingegnere rapito in Siria. Il suo nome è Mario Belluomo. L'uomo, secondo quanto si è appreso, lavorava per l'acciaieria Hmisho di Latakia - impianto siderurgico di avanguardia realizzato con l'aiuto dell'Unione Europea e i cui prodotti sono destinati a Siria, Iraq, Europa e Golfo Persico - e risiedeva in un hotel di Tartous. La Farnesina ha riferito che Belluomo è stato rapito insieme a due colleghi di nazionalità russa.

Belluomo, che compirà 64 anni il primo gennaio, è un ingegnere specializzato in elettrotecnica. Ha intrapreso la professione nel 1981 e abita a San Gregorio.

''In tutti questi casi l'incolumità del connazionale è la nostra priorità assoluta ed è indispensabile tenere il massimo riserbo'', ha dichiarato il ministro degli Esteri Giulio Terzi. ''Anche in questo caso, in raccordo con tutte le strutture dello Stato coinvolte stiamo lavorando con il massimo impegno e con la stessa dedizione con cui le nostre ambasciate e consolati quotidianamente prestano assistenza ai connazionali in difficoltà, anche in regioni e situazioni a rischio''.

La Farnesina ha effettuato gli opportuni approfondimenti ed attivato tutti i canali per i necessari interventi. La stessa Unità di Crisi ha, immediatamente, informato della situazione i familiari dell'interessato, con i quali mantiene uno stretto contatto.

Dal novembre 2011 l'azione del Governo, ha ricordato in una nota Terzi, ''di tutte le sue strutture ed in particolare dell'Unita di Crisi della Farnesina ha condotto alla liberazione di 27 cittadini italiani rapiti all' estero. Due di questi furono rapiti proprio in Siria e lo scorso 29 luglio sono rientrati in Italia, grazie all'intenso lavoro e alla stretta collaborazione di tutti gli organi dello Stato''.

''E non dimentichiamo - conclude infine il capo della diplomazia italiana - che vi è ancora un nostro connazionale in mano ai rapitori, Giovanni Lo Porto, rapito in Pakistan il 19 gennaio 2012, per la cui liberazione non si attenua in nessun modo l' impegno delle autorità e dei massimi livelli istituzionali''.

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