Sequestro e confisca di beni a Mario Ciancio, le "vicende imprenditoriali" e "Cosa nostra"

"Il Tribunale, letti i documenti e ascoltate le argomentazioni del Pubblico Ministero e della Difesa, ha ritenuto che Ciancio Sanfilippo Mario sin dall’avvio della sua attività, primi anni ’70, e fino al 2013 abbia agito, imprenditorialmente, nell’interesse proprio e nell’interesse di cosa nostra"

Tra i beni dell'imprenditore catanese Mario Ciancio, di cui il Tribunale di Catania ha decretato di sequestro e confisca, su richiesta della Dda, vi è l'intero gruppo editoriale che fa capo all'editore tra cui il quotidiano 'La Sicilia', la maggioranza delle quote della 'Gazzetta del Mezzogiorno' di Bari e due emittenti televisive regionali, 'Antenna Sicilia' e 'Telecolor'. Il Tribunale ha nominato dei commissari giudiziari per garantire la continuazione dell'attività del gruppo. Il decreto riguarda conti correnti, polizze assicurative, 31 società, quote di partecipazione in altre sette società e beni immobili. Mario Ciancio Sanfilippo è attualmente sotto processo per concorso esterno all'associazione mafiosa.

I rapporti tra Ciancio Sanfilippo e "Cosa nostra" sono emersi, come risulta dalle indagini, in specifiche vicende imprenditoriali recenti.

Parco Commerciale Porte di Catania (realizzato)

In questa vicenda, Ciancio è coinvolto poiché socio, unitamente a Giovanni Vizzini (la cui figlia è coniugata con Vincenzo Rappa, che appartiene ad una famiglia, alcuni dei cui membri sono stati condannati per fatti di cui all’art. 416 bisc.p.) e Tommaso Mercadante (nipote di Tommaso Cannella e figlio di Giovanni Mercadante, entrambi condannati per fatti di cui all’art. 416 bisc.p.). La realizzazione dell’opera venne affidata all’imprenditore Basilotta, sebbene vi fosse l’intendimento di coinvolgere l’imprenditore Incarbone (Mariano Incarbone è imprenditore condannato con provvedimento definitivo quale partecipe alla famiglia Santapaola,  mentre l’imprenditore Basilotta Vincenzo è deceduto durante il processo d’appello a suo carico, che lo vedeva imputato per fatti di cui all’art. 416 bisc.p.). Peraltro, le intercettazioni eseguite nel contesto investigativo Iblis, confermano che l’affare era infiltrato da cosa nostra attraverso Basilotta il quale vi aveva lucrato 600.000 euro, consegnati a Raffaele Lombardo (già Presidente della Regione Siciliana ed imputato per fatti di cui agli artt. 110 - 416 bis c.p.) che si era interessato al progetto cui partecipava Ciancio Sanfilippo;

Parco Commerciale Sicily Outlet(realizzato):

Ciancio emerge sia quale proprietario dei terreni su cui è sorta l’opera sia quale socio nella Dittaino Development. Parte dei lavori, inoltre, sono stati eseguiti da Basilotta e Incarbone.   

Progetto stella polare(non realizzato)

Si trattava di un progetto della Stella polare S.r.l. relativo all’area sud di Catania dove si intendeva creare un centro congressi, strutture per esposizione, acquari, parchi divertimenti, cinema, gallerie commerciali ed altro. Ciancio, proprietario dei terreni, risulta aver avuto un ruolo attivo nella gestione della complessa vicenda imprenditoriale, avendo seguito personalmente l’iter relativo al rilascio delle previste concessioni e fungendo, in tale ambito, da anello di congiunzione con la pubblica amministrazione in luogo dell’Amministratore Unico. Le intercettazioni in atti, inoltre, consentono di ritenere certo che il general contractor scelto era Mariano Incarbone.

Costruzione di un insediamento chiuso ad uso collettivo a favore della base di Sigonella(non realizzato)

In questa vicenda, Ciancio Sanfilippo,  oltre ad essere proprietario dei terreni sui quali doveva sorgere l’opera era anche socio della Xirumi S.r.l.,società che avrebbe dovuto realizzarla. Le intercettazioni in atti consentono, inoltre, di ritenere che la realizzazione delle opere doveva essere affidata sempre a Basilotta.

Costruzione del polo commerciale denominato Mito(non realizzato):

L’insediamento commerciale  doveva sorgere nel comune di Misterbianco su terreni di proprietà di Ciancio. L’iniziativa vedeva coinvolti  tanto Ciancio quanto altre persone risultate essere in rapporti con cosa nostra palermitana e messinese;

Le conclusioni

"Il Tribunale, letti i documenti e ascoltate le argomentazioni del Pubblico Ministero e della Difesa, ha ritenuto che Ciancio Sanfilippo Mario sin dall’avvio della sua attività, primi anni ’70, e fino al 2013 abbia agito, imprenditorialmente, nell’interesse proprio e nell’interesse di cosa nostra e che in ragione di ciò il suo patrimonio si sia implementato illecitamente, giovandosi anche di finanziamenti occulti e che anche il predetto sodalizio mafioso si sia rafforzato grazie ai fortunati investimenti realizzati per il tramite del Ciancio. L’età avanzata e il tempo risalente degli ultimi accertamenti (2013) hanno indotto il Tribunale a escludere l’attualità della pericolosità sociale, ma tale conclusione, per disposto di legge, non consente al soggetto ritenuto pericoloso di continuare a detenere il patrimonio acquisito in ragione delle illecite cointeressenze, sicché il Tribunale ne ha disposto la confisca. Il provvedimento è stato eseguito ieri a cura dei Carabinieri del ROS e del Comando Provinciale di Catania".

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