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Lunedì, 17 Giugno 2024
Cronaca

Messina Denaro, le parole del sindaco sulla carta d'identità: "Quel documento è autentico"

Il primo cittadino di Campobello di Mazara, Giuseppe Castiglione, a proposito del documento a nome di Andrea Bonafede trovato in possesso dell'ormai ex superlatitante, ha detto: "Ho fatto fare un'indagine ai miei uffici per capire se fosse falsificata. Sembrerebbe tutto regolare, un originale ma con la foto sostituita"

Il boss mafioso Matteo Messina Denaro, catturato dopo una latitanza di 30 anni, si nascondeva sotto il nome di Andrea Bonafede, Un'identità "prestata" dal geometra 59enne, adesso indagato per favoreggiamento e associazione mafiosa. L'uomo, messo alle strette dalla prospettiva di una condanna severa anche per procurata inosservanza di pena pluriaggravata, ha iniziato a fare le prime ammissioni riguardanti il rapporto con l'ormai ex capo di Cosa nostra.

Le prime ammissioni del "vero" Andrea Bonafede

L'uomo avrebbe raccontato agli inquirenti di conoscere da tempo Matteo Messina Denaro, più nello specifico "da quando i due erano soltanto dei ragazzi". Inoltre, il vero Andrea Bonafede ha anche confessato di essersi adoperato per acquistare, con i soldi del boss, l'abitazione situata in pieno centro a Campobello di Mazara (Trapani), divenuta il covo del padrino nell'ultimo anno. "L'ho comprata io per conto suo - avrebbe rivelato ai pm - mi ha dato 20mila euro". Prime ammissioni che potrebbero affievolire le eventuali esigenze cautelari.

La casa, perquisita da cima a fondo dalle forze dell'ordine, risulta intestata ad Andrea Bonafede. Al momento nell'immobile non sono stati trovati documenti particolari, ma gli inquirenti sospettano che possa esistere un secondo immobile in cui cercare il cosiddetto tesoro di Messina Denaro.

L'interrogatorio all'autista del boss

Si terrà tra oggi e domani l'interrogatorio di garanzia di Giovanni Luppino, 59 anni, l'uomo arrestato lunedì mattina insieme con il boss Matteo Messina Denaro. È stato proprio Luppino, commerciante di olive, agricoltore di mestiere, incensurato, ad accompagnare l’ex latitante in auto alla clinica Maddalena di Palermo.Luppino, che non è parente del boss omonimo, è un volto nuovo per gli inquirenti. Non era mai stato coinvolto in operazioni antimafia. Da tempo si era dedicato al commercio delle olive del tipo “cultivar Nocellara del Belìce”. Un comparto che genera milioni di euro tramite magazzini d’ammasso sul territorio di Campobello di Mazara e Castelvetrano. Luppino è accusato di favoreggiamento e procurata inosservanza di pena aggravata dal metodo mafioso. Adesso gli inquirenti stanno indagando su quali fossero i suoi rapporti col padrino arrestato lunedì.

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