Migranti, in città un convegno sulle nuove frontiere di inclusione

Il seminario tenutosi a Palazzo della Cultura ha voluto dare voce all'individuazione dei problemi che scaturiscono attraverso i flussi migratori cercando soluzioni su più fronti

"L'impatto dell'immigrazione e del diritto di asilo sulla nostra giurisdizione è stato crescente nel tempo, passando da un aspetto repressivo-penale all'attuazione dell'articolo 10 della Costituzione, con il riconoscimento delle forme di protezione internazionale. Ma è soprattutto negli ultimi anni che quest'ultimo aspetto e' diventato uno dei settori più  significativi nelle nostre aule di giustizia. Ne e' nato un impegno sempre piu' crescente, un dibattito giurisprudenziale. Ci auguriamo che questo problema epocale venga affrontato attraverso scelte politiche effettuate nel solco della Costituzione". Queste le parole del magistrato Stefania Starace del Coordinamento nazionale dell'Area Democratica per la Giustizia, durante il convegno 'Le nuove frontiere dell'immigrazione', tenutosi al Palazzo della Cultura di Catania.

Il seminario ha voluto dare voce all'individuazione dei problemi che scaturiscono attraverso i flussi migratori cercando soluzioni su più' fronti, attraverso accordi con i Paesi d'origine dei migranti, la creazione di corridoi umanitari, progetto pilota promosso dal governo italiano, dalla Comunita' di Sant'Egidio, dalla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e dalla Tavola Valdese, e l'avvio di una politica di accessi legali governata dallo Stato. Numerosi gli interventi durante il seminario organizzato dalle sezioni di Catania e Caltanissetta dell'Area DG, in cui magistrati, avvocati, docenti universitari, giornalisti, la Comunità di Sant'Egidio, le ong partecipanti sono stati tutti concordi nell'affermare che l'Italia non può gestire da sola le migrazioni provenienti da sessanta Paesi africani differenti, in quanto sono necessarie la massima collaborazione e l'impegno della comunita' europea ed internazionale.

Tra i presenti, Ahmed Gehanni, consulente della Procura Generale della Libia per i rapporti internazionali e rappresentante libico alla Corte Penale Internazionale; Luigi Maria Vignali, direttore generale per gli Italiani all'estero e le politiche migratorie, Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale; Paolo Morozzo della Rocca, professore di diritto privato e diritto dell'immigrazione all'Università  di Urbino; la coordinatrice Lia Sava, procuratore aggiunto della Repubblica al tribunale di Caltanissetta; Francesco Testa, procuratore della Repubblica di Chieti e presidente del Gruppo di Lavoro sul traffico di migranti presso l'ONU, Vienna; Marco Minniti, Ministro dell'Interno del Governo Gentiloni.

Un'analisi accurata quella di Guido Bolaffi, direttore del quotidiano 'WEST-Immigrazione, che ha esordito dicendo che "nessuno emigra per il puro piacere di farlo': "Da analista - ha dichiarato - guardo alla migrazione come ad un fenomeno di grandissima modernizzazione, che crea ricchezza per una fetta di societa'. Ma c'e' chi si sente minacciato ed e' spaventato da tale fenomeno. Le modernizzazioni hanno sempre i loro scontenti. Una parte della ricchezza che l'immigrazione produce va inevitabilmente a vantaggio di parte della società , dovrebbe, invece, essere ridistribuita a favore di quella rimanente, che subisce l'immigrazione senza guadagnarvi niente". Federico Soda, direttore dell'Ufficio di Coordinamento per il Mediterraneo dell'OIM e capo Missione in Italia, Malta e Santa Sede, ha posto l'attenzione sulla poverta' dell'Africa occidentale, inversamente proporzionale all'alta natalita', ricordando che chi emigra non e' mai il più povero tra i suoi connazionali, ma è ha gia' un lavoro e dispone delle risorse economiche necessarie per migliorare le sue condizioni di vita. "La Libia non è  solo un Paese di transito- ha detto Soda- ma anche di destinazione. I flussi migratori interafricani sono molto più ingenti di quelli che arrivano in Europa".

La solidarietà e la gratitudine di Pedro Felipe Camargo, responsabile UNHCR per il sud Europa, va in particolar modo alla Sicilia per le operazioni di accoglienza dei migranti che riescono ad approdare sulle sue coste. Camargo ha ricordato come il salvataggio dei migranti sia la priorita', aggiungendo che l'Europa deve condividere le responsabilità che tutto questo comporta.

"In Libia, l'intenso traffico umano è  gestito da organizzazioni criminali- ha aggiunto Giuseppe Perrone, l'ambasciatore italiano in Libia- la realtà è variegata, accanto alle comunita' che lavorano con i migranti, esistono le organizzazioni che controllano il territorio, creando un'economia parallela a quella legale. Analogamente, è cresciuta anche la mobilitazione della politica libica in risposta alla questione criminale. Si sono costituite agenzie per la lotta al terrorismo, vengono effettuate intercettazioni in mare con operazioni di controllo dei confini, sono iniziati i rapporti di diplomazia con l'Europa. Tutti elementi positivi, di cui e' necessario tenere conto".

Gli africani che emigrano in Libia lavorano nell'edilizia ed in particolar modo nell'agricoltura. Ma molti di loro non vengono pagati e vengono rinchiusi nei centri di detenzione, veri e propri lager in cui sono torturati ed in cui vivono in condizioni igienico-sanitarie oltre i limiti del possibile, con approvvigionamenti insufficienti. Chi ha raggiunto la Libia per trovare un lavoro e trova condizioni disumane tenta di lasciare il paese e decide l'attraversata del Mediterraneo verso l'Europa.

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