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Migranti trasferiti da Mascalucia a Caltagirone, si alza voce di protesta

Nelle lettere scritte dagli studenti del liceo Concetto Marchesi di Mascalucia, vengono denunciati i trasferimenti in corso

Collocazione o integrazione? Per i migranti trasferiti dalla casa Horeb di Mascalucia a Caltagirone, l’esperienza nel comune ai piedi dell’Etna ha rappresentato molto più di una semplice parentesi geografica.

Grazie al periodo vissuto nel centro di prima accoglienza pedemontano hanno trovato modo di allacciare legami forti con il territorio. In particolare grazie al progetto “Namasté”, idealizzato e organizzato da un gruppo di professori del liceo C. Marchesi di Mascalucia, con il quale gli studenti della scuola e i giovani migranti del centro hanno formato un nucleo indissolubile.

Un meccanismo virtuoso di integrazione sociale che volge però al termine. Per i ragazzi del centro “horeb”, dieci in tutto, è arrivato l’ordine di trasferimento in nuove strutture.

I primi cinque sono già stati collocati in una struttura nel territorio di Caltagirone, stessa sorte toccata ad altri due membri, i quali sono stati affidati ad un’altra struttura, sempre del territorio di Caltagirone. Un concatenarsi improvviso degli eventi con il conseguente smantellamento del nucleo familiare instauratosi in quasi un anno di convivenza.

Nelle lettere scritte dagli studenti del liceo Concetto Marchesi di Mascalucia, vengono denunciati i trasferimenti in corso. "Cari consiglieri comunali, assessori e sindaco di Mascalucia - si legge nella lettera - L'importanza di un'educazione sociale all'accoglienza e l'eguaglianza è indiscutibilmente chiara a tutti. È il compito, in particolare: dei consiglieri comunali, degli assessori, del primo cittadino ma di tutti i membri di una società, assicurarsi che tutto il comune e tutti i cittadini ne siano istruiti e sensibilizzati e quando si presentano casi come quello di giorno 26/01 è chiaro ed evidente che tale istruzione manca. Gli avvenimenti di questo giorno sono ancora un'incognita a noi ma ciò che e evidente è la distruzione di un nucleo familiare e sociale che aveva visto protagonisti tantissimi ragazzi della nostra scuola e i ragazzi della comunità Casa Horeb".

"Noi non siamo pronti ad abbandonare i nostri amici e per questo chiediamo spiegazioni su tutto l'accaduto. Ciò che è successo e sta succedendo va contro i principi fondamentali che ci vengono insegnati all'interno delle nostre aule, quali l'integrazione e l'uguaglianza. Quest'avvenimento sta facendo versare lacrime amare a tutti noi e non capiamo come sia possibile che tali azioni passino inosservate e nell'indifferenza più totale. Scriviamo questa lettera per un dovere civico che ci spinge ad abbattere i muri della disuguaglianza e del razzismo. Speriamo fortemente in un vostro riscontro per garantire i principi che dovrebbero regolare la nostra società ma che purtroppo spesso vengono a mancare", conclude la lettera.

In una nota aggiuntiva, gli studenti rivelano  inoltre i colloqui avuti con l'amministrazione del paese etneo, e specificano: "In un incontro privato tra i rappresentanti d'Istituto e il Sindaco di Mascalucia, Giovanni Leonardi, agli studenti viene comunicato che la struttura non presenta il certificato di Agibilità e che dopo segnalazioni la giunta ha scritto al Prefetto di Catania informandolo sulla situazione, e viene inoltre comunicato che la decisione di chiusura del centro (ancora in funzione) è venuta dall'ufficio della Prefettura di Catania"

"In data 28/01/17 Il progetto dell'istituto ha un'incontro al quale i docenti e studenti oltre a rassicurare i restanti ragazzi, prendono copie cartacee di tutta la documentazione ( che il centro ha ricevuto ) presentata dal centro al Comune e dal Comune alla Prefettura. Inoltre i responsabili della struttura informano studenti e docenti che il centro non presenta il certificato di Abitabilità perché relativamente vicino ad un cimitero. Analizzando i documenti in possesso abbiamo appurato che la richiesta di spostamento urgente è stata inviata non dalla Prefettura di Catania ma dal Comune di Catania su richiesta del Comune di Mascalucia. Le procedure sono state seguite forse anche troppo efficentemente, ma nessuno ha pensato al lato umano, a ciò che tale provvedimento avrebbe potuto provocare nei sentimenti dei ragazzi"

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