Imprigionati e picchiati con cavi elettrici: il dramma dei migranti giunti a Catania

I 421 migranti appena sbarcati al porto di Catania facevano parte di un gruppo costretto a vivere nelle prigioni di Sabratha, poi trasferito a Bani Walid

Una donna incinta soccorsa al molo di Catania

L'equipaggio della nave Aquarius avrebbe assistito, senza poter intervenire nonostante le critiche condizioni meteomarine, al recupero di un gommone carico di migranti da parte della guardia costiera libica. I fatti risalgono a venerdì scorso. Una imbarcazione, seguita da un secondo barchino, era stata avvistata a 25 miglia dalle coste della Libia. Le operazioni di soccorso non sono scattate perchè la Ong "Sos Mediterranee" è stata tenuta volontariamente in stand-by per quattro ore circa.

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"Questo drammatico avvenimento -spiega Sophie Beau, cofondatrice e vice presidente di Sos Mediterranee International - è stato estremamente duro per i nostri team, costretti ad osservare impotenti operazioni che conducono a rimandare in Libia persone che fuggono, quello che i sopravvissuti descrivono come un vero inferno e che noi non abbiamo mai cessato di denunciare dall'inizio della nostra missione nel Mediterraneo. Non si può accettare di vedere essere umani morire in mare ne' di vederli ripartire verso la Libia quando la loro imbarcazione è intercettata dalla Guardia costiera libica".

I 421 migranti appena sbarcati al porto di Catania facevano parte di un gruppo costretto a vivere nelle prigioni di Sabratha, poi trasferito a Bani Walid. "Nelle prigioni - ha spiegato uno dei profughi - venivamo picchiati con cavi elettrici. I libici non hanno umanità. Tutti noi eravamo proprietà dello stesso uomo, 'the boss', l'intero gruppo. Altre 600 persone appartenevano ad un altro boss".

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