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Giovedì, 1 Dicembre 2022
Cronaca

Humanity 1 e Geo Barents restano al porto: al largo della costa catanese altre due navi di Ong

Sulla prima ci sono a bordo 35 delle 179 persone soccorse, dopo che 144 sono state fatte scendere perché ritenute "fragili" dalla commissione medica dell'Usmaf. Una decisione contestata dalla ong tedesca che ha annunciato presenterà ricorso al Tar contro l'ordine impartito al comandante di lasciare il porto di Catania

Restano nel porto di Catania le due navi ong approdate tra sabato e ieri nel capoluogo etneo: la Humanity 1 e la Geo Barents. Sulla prima ci sono a bordo 35 (rpt 35) delle 179 persone soccorse, dopo che 144 sono state fatte scendere perché ritenute "fragili" dalla commissione medica dell'Usmaf. Una decisione contestata dalla ong tedesca che ha annunciato presenterà ricorso al Tar contro l'ordine impartito al comandante di lasciare il porto di Catania.

"Sulla Geo Barents ci sono 214 persone rispetto alle 215 lasciate a bordo dalle autorità dopo lo stop allo sbarco di ieri, perchè stanotte c'è stata un'evacuazione medica. Abbiamo riscontrato non solo attacchi di panico ma anche infezioni cutanee abbastanza gravi, perciò la situazione a livello di vulnerabilità medico- psicologica è ancora ancora aperta, così come quindi noi consideriamo ancora aperta l'operazione di soccorso, che si deve concludere con lo sbarco delle persone il prima possibile, secondo gli obblighi internazionali". Così Riccardo Gatti, responsabile operazioni di ricerca e soccorso di Medici Senza Frontiere, che gestisce la nave attraccata nel porto di Catania. "Stiamo valutando - ha spiegato poi Gatti - come procedere anche a livello legale. Abbiamo ricevuto il decreto interministeriale, il nostro team legale sta lavorando per riscontrare illegalità nelle azioni messe in atto dalle autorità, ma anche come procedere secondo una difesa determinata dalla situazione in cui ci troviamo".

"Nel provvedimento in cui si dice al comandante della nave di lasciare il porto di Catania con a bordo i 35 migranti rimasti a bordo non c'è una scadenza, un termine temporale". E' quanto sottolineato in ambienti vicini ai legali della Humanity 1, anche in relazione alla tempistica di presentazione dei ricorsi al Tar e al tribunale civile.

Al largo della costa catanese sono presenti, da giorni, altre due navi di ong: la tedesca Rise Above, con 90 persone a bordo, e la norvegese Ocean Viking, che ha soccorso 234 migranti. La prima naviga a poche miglia dalla riva, mentre la seconda è ancora in acque internazionali, ma rimanendo vicino al loro "confine".

Le immagini dalla Geo Barents

Continua la polemica su quello che è stato definito uno "sbarco selettivo"

Asgi, associazione di avvocati, giuristi e studiosi sulle questioni migratorie, chiede lo sbarco di tutti i presenti sulle navi Ong al largo di Catania. "Il Governo italiano, attraverso il ministero dell'Interno, il ministero dei Trasporti e della mobilità sostenibile e il ministero della Difesa, pone in essere nuovamente attività di criminalizzazione e contrasto alle operazioni di ricerca e soccorso nel Mare Mediterraneo che alcune organizzazioni umanitarie conducono per sopperire alla carenza delle istituzioni". "Distinzione tra naufraghi è arbitraria. Il Decreto del 4 novembre 2022 dei citati Ministeri vieta ad una delle navi in questione di sostare nelle acque territoriali italiane oltre il termine necessario per assicurare le operazioni di soccorso ed assistenza nei confronti delle persone che versino in condizioni emergenziali ed il precarie condizioni di salute", secondo un metodo che potrebbe ripetersi anche nell'immediato futuro, avverte ancora l'associazione. "A tal riguardo, risulta arbitraria quanto approssimativa la distinzione all'interno dei gruppi dei naufraghi che il Governo italiano sta proponendo, come risulta impossibile escludere la situazione emergenziale delle decine se non centinaia di persone a bordo la cui condizione va valutata singolarmente", conclude.

“Bisogna sia ben chiaro che il problema dell’immigrazione clandestina e del traffico di migranti attraverso il Mediterraneo non può e non deve essere una responsabilità esclusiva dell’Italia, con l’Europa che si limita a vuoti moralismi, non facendo nulla di concreto sulla prevenzione degli sbarchi e l’accoglienza dei migranti”.  Lo dichiara il senatore Salvo Pogliese, coordinatore regionale di FdI per la Sicilia orientale. “Sulla vicenda delle navi delle Ong Geo Barens e Humanity1 ha fatto bene il Governo Meloni a tenere la barra dritta, permettendo lo sbarco dei soggetti fragili e bisognosi realmente di cure; per tutte le altre persone imbarcate, classificabili dalla legge come migranti economici, i comandanti delle navi hanno l’obbligo di chiedere l’ospitalità ai paesi di cui battono bandiera, lasciando il porto di Catania. E’ finito il tempo delle vuote chiacchiere del passato: l’Europa deve farsi carico di un problema che, ribadisco, non può e non deve essere solo Italiano.  Occorre quanto prima che l’UE negozi specifici accordi con i paesi del Nord Africa per mettere fine al vergognoso commercio di vite umane portato avanti dai mercanti della morte, con la complicità volontaria o involontaria delle ONG. Umanità è accogliere profughi, donne e bambini, come prevedono anche le normative, rispedendo al mittente l’idea che l’Italia sia la porta d’ingresso senza regole per chi voglia aggirare leggi e sfruttare la disperazione”.

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