Cronaca

Riempiva di botte la convivente, abusando di lei e costringendola ad urinare in camera da letto: "Se dici la verità ti scanno"

Un incubo senza fine fatto di minacce e violenze, messe in atto brandendo un coltello o un martello. Un 54enne acese è stato condannato ad 8 anni di reclusione

“Tu pensi che un uomo lo puoi trattare così”. E giù le botte, le violenze, anche sessuali, fino a farle saltare i denti, fino a nasconderle tablet e telefonino per non farla chiamare e chiedere aiuto, impedendole di andare anche in bagno. Tanto che, come riporta Messinatoday.it,  doveva urinare in camera da letto. Un incubo senza fine fatto di minacce e violenze, messe in atto brandendo un coltello o un martello. Anche quando la portava al pronto soccorso: “Se dici la verità appena usciamo ti scanno”.

Sono solo alcune delle violenze che un uomo, originario di Acireale ma residente a Messina, ha inflitto per anni alla convivente e per le quali ieri mattina è stato condannato a otto anni di reclusione dal Tribunale di Messina. La sentenza è arrivata dalla prima sezione penale presieduta da Maria Eugenia Grimaldi e prevede anche l’interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all’amministrazione di sostegno ed interdetto in perpetuo dai pubblici uffici, tremila euro di provvisionale e il risarcimento danni alla vittima da quantificarsi in separata sede.

L'uomo, 54 anni, è sotto processo dal 2019 a seguito della richiesta del pm Marco Accolla per fatti risalenti al 2015. Già negli atti che avevano portato alla misura cautelare venivano ripercorsi quei mesi da incubo, fatti di abusi di rara violenza sul piano sessuale e limitativi anche della libertà personale. Violenze, continue. Botte, insulti e minacce. Come quando lei ha cercato di mettersi in salvo e lui l’ha inseguita per le scale del condominio di residenza e, una volta raggiunta, l’ha afferrata dai capelli e le ha sbattuto la fronte sul passamano di ferro delle scale, facendole perdere coscienza e procurandole lesioni con prognosi di dieci giorni. O come quando l’ha mandata di nuovo in ospedale dopo averle sferrato calci e pugni facendole saltare i denti e tenendola prigioniera tutta la notte per portarla solo il giorno dopo al pronto soccorso (prognosi di 40 giorni).

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