Mineo tra proteste e troppi immigrati: ecco come funziona il Cara

Qual è l'altro volto del Centro, quello di un luogo in cui si cerca (per quel che è possibile) di garantire un "appoggio sicuro" , per una così delicata fase di passaggio, ai rifugiati? Ne abbiamo parlato con il dott. Paolo Ragusa, presidente del "cara Mineo", consorzio che gestisce il Cara

Il lato oscuro della “Giornata Mondiale del Rifugiato” è la notizia degli scontri, verificatisi qualche giorno prima, tra immigrati e agenti della polizia presso il Cara (Centro Accoglienza Richiedenti Asilo) di Mineo: motivo della sommossa, tempi lunghi di attesa per il riconoscimento dello status di rifugiato.

Una situazione che, da quando venne dichiarato lo stato di emergenza umanitaria sull’intero territorio nazionale dal Presidente del Consiglio nel 2011, richiede delle azioni ben precise.

Ma come funziona esattamente il Cara di Mineo? E soprattutto qual è l’altro volto del Centro, quello di un luogo in cui si cerca (per quel che è possibile) di garantire un “appoggio sicuro” , per una così delicata fase di passaggio, ai rifugiati? Ne abbiamo parlato con il dott. Paolo Ragusa, presidente del "cara Mineo", consorzio che gestisce il Cara.

Andiamo per gradi, ricostruendo la storia e l’evoluzione del centro. Il 2 Marzo, con la requisizione del "Residence degli Aranci”, nasce a Mineo il "Villaggio della Solidarietà", il più grande centro di accoglienza per richiedenti asilo d'Europa, gestito dalla CRI (Croce Rossa Italiana): una scelta dettata dall'urgenza e affidata al Presidente della Provincia di Catania, On. G. Castiglione, che ne prende possesso quale Soggetto Attuatore il 18 Luglio 2011.

“A partire dal 18 ottobre del 2011 la gestione passa all' ATI vincitrice dell'appalto, composta da Sisifo, Sol. Calatino, La Casa Solidarietà, Senis Hospes, La Cascina Global Service. A distanza di quasi 2 anni” -spiega il Presidente del Consorzio continuando il racconto dell’iter evolutivo- “l' 1 marzo 2013, è stata dichiarata conclusa l'emergenza umanitaria, il successivo 8 marzo è stata siglata la convenzione tra prefettura e il consorzio "Calatino Terra d'Accoglienza", costituito dai comuni di Mineo, Ramacca, Vizzini, S. Michele di Ganzaria e S. Cono per la gestione ordinaria del CARA Mineo” aggiunge il Presidente del Consorzio.

“Tutti i soggetti coinvolti, in coerenza con gli obiettivi che il soggetto attuatore ha fissato, hanno operato fin dal loro insediamento ogni giorno per garantire un servizio completo e in linea con i più moderni  standard di gestione, assicurando sia il soddisfacimento dei bisogni primari, che la promozione di attività di sostegno psicologico e sociale, di mediazione linguistica e di informativa legale".

Sono circa 3000 gli ospiti attualmente accolti, di 20 nazionalità (soprattutto dell’Africa) ed il doppio di etnie. Numerose le attività che si svolgono quotidianamente: dall'insegnamento della lingua italiana ai laboratori artigianali, dal job center per la somministrazione del bilancio delle competenze e la consegna dei curricula agli immigrati ai corsi di formazione professionalizzanti.

“Il network realizzato con il territorio conta, inoltre, circa 100 partenariati con enti pubblici, società profit e no-profit, parrocchie e associazioni, con i quali si sono realizzati numerosissime attività, dalla partecipazione al "Natale nei Vicoli" a Mineo al Cara Fest, dal gruppo che ha partecipato al carnevale di Mineo al Cara estate in famiglia” continua Ragusa. “I minori accolti in famiglia vengono seguiti accuratamente, dai corsi di alfabetizzazione primaria  all'inserimento scolastico presso l'istituto comprensivo "L. Capuana" di Mineo, dai laboratori ludico ricreativi al grest estivo.”

La ragione principale che genera senso di frustrazione per gli immigrati è proprio l’iter burocratico, considerato che i momenti di tensione scoppiano nell’attesa del rilascio dei permessi di soggiorno. “Tutte le attività messe in campo e il continuo dialogo con i rappresentanti delle nazionalità eletti democraticamente fanno parte delle strategie di comunicazione messe in atto per la prevenzione dei conflitti, oltre al dialogo con le istituzioni pubbliche presenti al campo per snellire le procedure burocratiche necessarie” conclude Paolo Ragusa.

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