Incinta al quinto mese muore in ospedale, indagati sette medici

Il reato ipotizzato per la morte di Valentina Milluzzo è concorso in omicidio colposo plurimo. Indagati il primario del reparto di ginecologia del Cannizzaro, cinque ginecologi e un anestesista

Si sono concluse le indagini preliminari per la morte di Valentina Milluzzo, la 32enne morta alla 19esima settimana di gravidanza il 16 ottobre 2016 all'ospedale Cannizzaro, dopo aver perso due gemelli. Archiviata la posizione di cinque medici.

Il racconto del padre di Valentina Milluzzo - Video

I medici indagati per omicidio colposo

Per altri sette invece il reato ipotizzato è concorso in omicidio colposo plurimo. Gli indagati sono il primario del reparto di ginecologia e ostetricia, Paolo Scollo, i dirigenti medici Silvana Campione, Giuseppe Maria Alberto Calvo, Alessandra Coffaro, Andrea Benedetta Di Stefano e Vincenzo Filippello e l'anestesista Francesco Paolo Cavallaro.

Le accuse

Nell'inchiesta non entra il ruolo di obiettori di coscienza dei sette medici indagati, oltre dei cinque per quali è stata chiesta l'archiviazione, ma l'atteggiamento professionale tenuto dal 14 al 16 ottobre del 2016 nel reparto e nella sala parto e per "colpa professionale" consistita in "imprudenza, negligenza e imperizia".

La Procura etnea contesta la "mancata instaurazione di antibiotico terapia adeguata, a partire dalla mattina del 14 ottobre, dopo il tampone vaginale"; il "mancato tempestivo riconoscimento della sepsi in atto" e la "mancata instaurazione tempestiva di antibiotico terapia efficace" il 15 ottobre, ma anche la "mancata raccolta di campioni per gli opportuni esami microbiologici" che, ipotizzano dalla Procura, avrebbe "potuto diminuire in maniera significativa la probabilità della successiva evoluzione dell'infezione verso uno shock settico"; la "mancata rimozione immediata della fonte dell'infezione: feti e placenta", e la "mancata somministrazione di globuli rossi durante l'intervento operato nella notte tra il 15 e il 16 ottobre".

"Valentina poteva essere salvata" , le parole del legale Catania Milluzzo

"Le ipotesi tanto temute dai familiari si sono rivelate vere e fondate - afferma il legale della famiglia della donna, l'avvocato Salvatore Catania Milluzzo ai microfoni di CataniaToday - . Le indagini parlano chiaro, Valentina è morta per mancata diagnosi e terapia tempestiva. Se si fossero accorti per tempo della sepsi in corso, questa giovane donna sarebbe ancora viva. Nel tampone vaginale consegnato il 14 ottobre i segni di un'infenzione sono evidenti, ma i medici non sono intervenuti quando era necessario".

 Le indagini sono state avviate dopo la denuncia dei familiari di Valentina Milluzzo che si costituiranno parte civile. Del caso si erano occupati anche gli ispettori inviati dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin per accertarsi anche se davvero un medico del reparto si fosse rifiutato di praticare un aborto terapeutico alla donna in quanto obiettore di coscienza.

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"Anche se avessero operato Valentina il giorno in cui è morta - ci dice l'avvocato Catania Milluzzo - lei non si sarebbe salvata. Questa giovane donna e mamma era ricoverata da tanti giorni, l'infezione aveva raggiunto un livello di gravità tale, a quel punto, da non darle chance. La terapia opportuna doveva essere somministrata prima".

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