Movimento consumatori, Melchiorre: "Tasse, Imu e balzelli odiosi, in tempi di Covid”

Il Presidente Melchiorre, da svariati anni in difesa dei diritti dei consumatori etnei col suo “Movimento Elettori e Consumatori” esprime alcune perplessità circa le decisioni del Governo nazionale

I nuovi "poveri da virus". Il balzello odioso, ai tempi del Covid-19. Poi la scelta drastica di affrontare l’epidemia, relegando tutti a casa, è stata forse decisione non giustificata dai protocolli sanitari. ll presidente Claudio Melchiorre, da svariati anni in difesa dei diritti dei consumatori etnei con il “Movimento Elettori e Consumatori”, esprime alcune perplessità circa le decisioni del governo nazionale: “Forse, per dare respiro alle famiglie, sarebbe stato il caso di posticipare il pagamento della nuova Imu. Tutti sappiamo che il 'lockdown' ha significato paralisi economica e stagnazione dei consumi. Invece di un 'bentornati' alla vita, i cittadini si ritrovano con una tassa da pagare”.

“Col tempo, potenzialmente, la nuova Imu potrebbe rappresentare una vera e propria tassa patrimoniale. La cancellazione della Tasi sui servizi, implica che al pagamento di queste somme non sorge alcun obbligo a carico dei Comuni. Niente servizi dovuti, ma solo un tributo obbligatorio e, sulla carta senza contropartite.” Claudio Melchiorre, leader da svariati anni di alcune note associazioni a tutela dei consumatori etnei, vede nella scadenza del 16 giugno del pagamento Imu, un grave errore, ma non l’unico.

Cosa può implicare il mancato posticipo del pagamento Imu, durante il “lockdown”?

“Innanzitutto un prelievo pesante per chi è uscito stremato da oltre due mesi senza lavoro. Prendiamo i dipendenti pubblici, al di là dello sforzo al quale sono stati chiamati, lo stipendio lo hanno incassato, ma una larghissima fetta dei dipendenti del settore privato e ancor più i titolari di partita Iva, sono senza soldi e non metaforicamente. Capisco le esigenze dei Comuni, anch’essi senza soldi, ma per loro una strategia di sostegno da parte della Regione e dello Stato è possibile; ai singoli cittadini spettano invece ancora mesi molto duri. Non possiamo aspettarci soluzioni rapide ai problemi economici aperti dal blocco di gran parte del Paese per un tempo così lungo. Il conto da pagare arriverà nei prossimi mesi”.

Crede alla futura paralisi economica e alla stagnazione dei consumi?

“La paralisi economica la viviamo adesso. Non dimentichiamo nemmeno che con tutti i negozi chiusi, gli unici a fatturare sono stati i supermercati. Tutti noi abbiamo notato l’aumento dei prezzi. Nell’emergenza, nessuno ha fiatato, ma quei prezzi in salita hanno creato una forte pressione sui consumatori. Senza considerare che sempre sui consumatori sono state scaricate decisioni opinabili, dall'alto”.

Quali, ad esempio?

“I biglietti di trasporto non usufruiti, hanno generato dei voucher spendibili entro un anno. Una cosa inaudita. Le prestazioni di trasporto sono diventate impossibili per una decisione del governo. Per diritto e regolamentazione, ai consumatori dovevano essere restituiti i soldi e basta. C’è voluto un pronunciamento dell’Unione Europea per ristabilire questo principio. Lo Stato italiano non ha mosso un dito. E nemmeno le regioni. Noi garantiamo assistenza legale a chi ancora non ha ottenuto la restituzione dei propri soldi”.

Problemi legati solo al comparto trasporti?

“No. Alberghi, grandi eventi, fiere. Per i concerti e per gli eventi sportivi qualche organizzatore ha pensato di offrire l’ 'ultrattività', una sorta di 'deroga sfavorevole', dei biglietti già emessi. Inaccettabile anche questa pretesa. E se l’organizzatore non sarà in grado di organizzare l’evento? E se ci dovesse essere l’indisponibilità dell’impianto dove si dovrebbe tenere il concerto? Troppe variabili e incognite. Quelle somme vanno restituite”.

Qualche previsione sul futuro? Quando potremo parlare di ripresa economica e ripartenza dei consumi?

“Non riusciamo a vivere una ripresa economica degna di questo nome dal 1992. Certamente non arriverà nei prossimi mesi. La decisione di affrontare l’epidemia, consegnando tutti a casa, è stata decisione scellerata e forse non giustificata dai protocolli sanitari. Il lock-down ha un senso per un periodo limitato per interrompere i contagi. L’incubazione della malattia da Covid è stata stimata in quattordici giorni. Possiamo tollerare ventuno giorni, non settanta. Stato, Regione ed enti locali avrebbero dovuto concentrarsi sulla formazione capillare per evitare il contagio e per spiegare cosa fare in caso di malattia. Solo in parte è stato fatto. La confusione regna sovrana. E non dimentichiamo che per tutto questo tempo i tribunali non hanno funzionato e ogni servizio pubblico non è stato di facile fruizione. Non era necessario un altro colpo alla nostra credibilità come Paese, ma siamo riusciti a darlo. Ora si pensa di risolvere tutto, con l’assunzione di 'star' alla Protezione civile. La realtà è che ci sono stati due scandali nella sanità e nel settore ambientale. Cose che hanno riguardato persone di fiducia di tutte le amministrazioni. Nessuno ha fatto le pulci a nessuno. Pochi interventi, che sembrerebbero dare patenti immacolate a tutti gli altri. Come se nomine, concessioni e contratti siano stati erogati da nessuno. Anche questo atteggiamento non aiuterà la ripresa”.

Quando crede, ripartiranno a pieno regime, consumi, turismo, commercio, edilizia, mercato immobiliare e produzione agricola?

“Quando il mercato, cioè tutti noi, potremo fare affidamento sul futuro. Il futuro, al contrario, è imprevedibile. Tanto il governo nazionale che la Regione si sono distinti per dichiarazioni e decisioni convulse, spesso in aperta contraddizione interna. Ricordo ancòra le parole del Presidente della Regione che tuonava contro l’arrivo dei turisti in Sicilia prima di novembre. La Regione ha pure stanziato una quarantina di milioni per pagare parte della spesa per le vacanze dei futuri turisti autunnali, i quali plausibilmente non esisteranno. Abbiamo sentito anche la favola del turismo interno per sostituire quello internazionale. Facendo due conti, si scopre che il governo regionale ha immaginato di scambiare quattrocento milioni di spesa stimabile per il turismo interno, con gli almeno quattro miliardi di quello internazionale. Con queste premesse, come si può pensare alla ripresa? Manca una guida forte al timone. L’economia viene sabotata, in questo modo. Certo non può ripartire. Nel nostro piccolo, possiamo dare un contributo a disegnare una strategia per il futuro. Possiamo farlo insieme a tante altre intelligenze, anche blasonate, di questa terra. Ma una strategia ci vuole. Possibilmente senza scandali né corruzione. Senza strategia e con una corruzione diffusa così pesante da combattere, la ripresa sarà difficile. Speriamo sempre nello stellone della buona fortuna; ma ricordiamoci che, a volte, anche quello si deve arrendere alla realtà. Non dimentichiamo che il Mediterraneo, cioè il mare che ci circonda, si sta trasformando in un teatro di forti conflitti internazionali, fra vari Paesi. Un teatro di guerre, che credo non finiranno presto”.

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"La speranza, è che si possa discutere concretamente di queste cose. Francamente trovo preoccupante che si lancino nuove promesse sul Ponte, per poi dire il giorno dopo che serve un miliardo per sistemare le strade siciliane, tre per le ferrovie, un altro miliardo per gli aeroporti, poche risorse per i porti e così via. Se almeno ci fosse un’assunzione di responsabilità della Regione siciliana, che ricordo è autonoma e quasi 'indipendente'. Desolante. Nel frattempo, i siciliani denunciano uno tra i redditi più bassi d’Italia e quest’anno, tra denaro che non viene restituito, redditi impossibili da produrre, aiuti che arrivano in gravissimo ritardo per evidenti incapacità gestionali, arriverà purtroppo un’ulteriore mazzata”, conclude il rappresentante dell'associazione consumeristica, Claudio Melchiorre.

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