Movimento dei Forconi, un anno di lotte e speranze

Intervista a Mariano Ferro, tra i promotori della protesta che - nel 2012- ha paralizzato l'isola. In arrivo nuove manifestazioni: da marzo la Sicilia rischia di essere nuovamente bloccata

È passato poco più di un anno dalle "cinque giornate di Sicilia”, una rivoluzione civile in piena regola che ha paralizzato l’isola e i siciliani. Da quel giorno il movimento dei Forconi è diventato il simbolo della gente comune che non riesce ad arrivare a fine mese, dei disoccupati in cerca di lavoro e delle famiglie sull’orlo della crisi.

“I Forconi sono nati ufficialmente a maggio del 2011 durante un incontro ad Avola – ci spiega Mariano Ferro leader del movimento - ma la gente ha cominciato a conoscerci, nel bene o nel male, il 16 gennaio 2012 quando siamo scesi in strada per protestare”.

Una manifestazione ricordiamo che ha bloccato la Sicilia per diversi giorni. Gruppi spontanei di autotrasportatori, agricoltori, pescatori, edili e disoccupati hanno sbarrato le strade a qualsiasi bene di prima necessità, provocando panico tra la gente.

“Purtroppo le giornate che tutti ricordano non hanno portato ad alcun risultato concreto - continua Ferro – la colpa è di una classe dirigente che concorda sui punti da noi richiesti ma che non riesce a passare dalle parole ai fatti”.

Il passaggio da gruppo spontaneo di protesta a partito politico è sembrata la mossa giusta, e così il movimento, forte di un grande seguito, ha provato la carta della partecipazione politica diretta. Ferro stesso si è candidato alla carica di Governatore presentando una propria lista, ma i risultati sono stati poco entusiasmanti, il partito non ha ottenuto alcun seggio.

“Le regionali sono state un'avventura che sapevamo non poteva avere un esito positivo in quanto lo sbarramento del 5% è difficile da superare – dichiara Mariano Ferro - Abbiamo deciso di candidarci per far capire ai siciliani le rivendicazioni del movimento ed è comunque stata una buona esperienza se si pensa che non avevamo assolutamente risorse economiche, indispensabili per affrontare una campagna elettorale”.

Ma la delusione delle elezioni non ha fermato il movimento e il 16 gennaio 2013 - anniversario delle “cinque giornate di Sicilia” - la mobilitazione dei Forconi, è ripartita.

“Al presidente Crocetta abbiamo ufficialmente consegnato le nostre proposte, dalla riscrittura dei rapporti con la Serit alla legge anti-taroccamento per tutelare le produzioni agricole isolane, dalla defiscalizzazione del carburante alla questione del Durc per le aziende che non sono riuscite a pagarlo- continua Ferro - siamo in attesa delle risposte del Governatore ma non possiamo aspettare troppo”.

Delusi, stanchi e amareggiati i Forconi hanno promesso che a marzo torneranno a bloccare la Sicilia e l’Italia intera. Intanto, per il 13 febbraio è previsto un volantinaggio al casello autostradale di San Gregorio.

“Se il 13 febbraio scendiamo di nuovo sulle strade è perché nessuno al momento ci ascolta. Stiamo per ripartire con le manifestazioni e già i dirigenti della DIGOS di Catania ci hanno consegnato le prescrizioni che parlano di divieto assoluto di manifestare presso alcuni luoghi sensibili – conclude Ferro - fino a quando la politica non rilancerà l'economia siciliana noi non ci fermeremo. Il nostro obiettivo è quello di riaprire le aziende e di rimetterci al lavoro”.

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