Muore dopo ore di attesa all'ospedale di Acireale, Asp3 citata responsabile civile

Si è svolta giovedì scorso l'udienza preliminare per la morte di Antonino Gulisano, deceduto nel 2016 dopo ore di attesa al pronto soccorso dell'ospedale di Acireale. Accolte le richieste dei legali del fratello che commenta: "Primo duro passaggio è andato"

Si è concluso il primo passaggio giudiziario nato dalla morte di Antonino Gulisano, il 47enne deceduto il 18 maggio del 2016 dopo circa tre ore di attesa al pronto soccorso dell'ospedale di Acireale, dove si trovava in seguito ad un sospetto di infarto. Giovedì scorso il giudice per le indagini preliminari Pietro Antonio Currò ha accolto le richieste dei legali della famiglia, Enzo Iofrida e Goffredo D'Antona, che avevano chiesto di potere citare l’Asp3 di Catania, da cui dipende il presidio di Acireale, come responsabile civile. 

L'udienza per decidere il rinvio a giudizio della dottoressa

Nella stessa occasione il giudice ha inoltre rinviato la prossima udienza all'11 gennaio 2018. Sarà questo il momento in cui si deciderà se rinviare o meno a giudizio la presunta responsabile della morte, la dottoressa Rosaria Patamia, in servizio al pronto soccorso dell’ospedale di Acireale all'epoca dei fatti. L'accusa dalla quale dovrà difendersi il medico, eventualmente, è quella di omicidio colposo. Imputazione alla quale si è arrivati in seguito alla perizia della dottoressa Veronica Arcifa, consulente medico della procura. È stata lei, la dottoressa Arcifa, a ricostruire i fatti, sulla base dei documenti acquisiti dalla polizia, in seguito alla denuncia di Sebastiano Gulisano. 

Il commento del fratello di Antonino

"E anche questo primo, duro passaggio giudiziario è andato, ma non concluso - ha commentato Sebastiano Gulisano, fratello di Antonino - Surreale, stamattina. Entro in aula poco dopo le 9 e c’è una discreta calca, ché, prima del nostro, erano previsti altri procedimenti: il primo, manco a farlo apposta, vedeva indagati alcuni medici e amministratori di un ospedale catanese per un appalto truccato. Surreale. Nella stessa mattinata, prima un processo a (presunte) sanguisughe della sanità pubblica e, a seguire, quello per la morte di Nino, in qualche modo vittima di chi ha depredato la sanità pubblica".

"L’aula del gip - continua Sebastiano sul blog creato dopo la scomparsa di Antonino - dove dovrebbero stare solo le parti del procedimento in corso, pareva un centro commerciale nell’ora di punta, di quant’era la calca. C’erano le parti di tutti i procedimenti che si dovevano celebrare oggi in quell’aula: indagati, parti civili, avvocati, assistenti, pm, giudice e cancelliere e chissà che non ci fossero anche degli imbucati. Nessuna traccia di giornalisti, nemmeno nei dintorni, malgrado il primo procedimento riguardasse dei colletti bianchi". "Mi è stato spiegato che è sempre così - conclude - C’è stata solo un’eccezione, il processo a Ciancio, coi carabinieri davanti alla porta sprangata".

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