Nave Ievoli: il comandante Agostino Musumeci riabbraccia i suoi cari

Musumeci: "Non ho mai temuto per la mia vita ed immagino neppure il mio equipaggio che ha molta fiducia in me, salvo quando hanno assaltato la nave e intimato l'alt sparando"

Ha riabbracciato moglie e figli, dopo quasi 4 mesi di prigionia, Agostino Musumeci il comandante della petroliera Enrico Ievoli, nelle mani dei pirati somali dallo scorso 27 dicembre. Ad accoglierlo a Nunziata di Mascali, in provincia di Catania, dove abita con la sua famiglia, che lo ha atteso all'aeroporto Fontanarossa, l'anziana madre e gli amici di sempre.

Un grande striscione da due giorni campeggia all'esterno del salone da barba, frequentato quando non e' imbarcato dal comandante Musumeci, per dare il bentornato da parte di tutto il paese. ''Quello che mi ha colpito di piu' - ha detto il comandante intervistato dall'emittente televisiva Rei tv - e' stato il giorno del sequestro: il primo impatto, per me e per il mio equipaggio, con i pirati. Gente di colore nero armata sino ai denti che e' salita a bordo e ci ha intimato di fermare le macchine perche' la nave era sotto sequestro. Come maltrattamenti a livello fisico non ce n'e' sono stati mai. Ci tenevano in ostaggio sotto la minaccia di mitragliette automatiche, ma non abbiamo subito nessuna violenza da parte loro".

"Non ho mai temuto per la mia vita - ha aggiunto- ed immagino neppure il mio equipaggio che ha molta fiducia in me, salvo quando hanno assaltato la nave e intimato l'alt sparando. Poi man mano che i giorni passavano non abbiamo piu' avuto paura di morire perche' eravamo sicuri che la nostra societa' la Marvani Spa ci sosteneva".

Adesso per il comandante Musumeci soltanto il desiderio di vivere i suoi affetti: la moglie Rita, i suoi due figli, il piu' grande capitano di lungo corso come lui e il nonno, e la madre. Ma nel suo orizzonte c'e' sempre il mare: ''Ho sempre vissuto il mare, anche se ho sacrificato la mia famiglia per questo. E' pero' la mia professione, mi piace. Ritornero' in mare''.
 

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