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Nave Open Arms, il Gip: "Voleva portare i profughi in Italia"

Secondo la Procura etnea,l'Ong non obbedì all'indicazione di lasciare l'intervento di recupero alla marina libica. Confermato il sequestro

Gli indagati "hanno manifestato la precisa volontà di portare i migranti solo nel territorio dello Stato Italiano e, in particolare, in Sicilia, disattendendo volutamente tutte le indicazioni e disposizioni impartite dalle autorità superiori, preposte alla direzione delle operazioni di salvataggio".

Lo scrive il Gip di Catania nel decreto che convalida il sequestro della nave della ong spagnola Open Arms. Per il giudice, che ha escluso il reato di associazione a delinquere ipotizzando a carico di Ana Isabel Montes, capo missione della ong e Marc Reig Creus, comandante dell'imbarcazione, quello di immigrazione clandestina, "l'attività di trasporto dei migranti e cittadini extracomunitari svolta, rappresenta un segmento concretamente decisivo per consentire ai predetti l'illegale ingresso nel territorio dello Stato Italiano".

Secondo la Procura distrettuale di Catania, l'Ong non obbedì all'indicazione di lasciare l'intervento di recupero alla marina libica e non rispettò neppure le disposizioni dei comandi delle capitanerie di porto della Spagna e di Roma di chiedere di potere sbarcare a Malta, nelle cui acque si erano trovati per permettere il salvataggio di un neonato di tre mesi e della madre. Secondo i Pm di Catania "il loro vero obiettivo era di sbarcare in Italia", disattendendo tutte le indicazioni date.

"È stato impossibile - ha spiegato Camps - consegnare i migranti ai libici, perché i migranti non volevano salire sulle loro barche e dopo una discussione di due ore e mezza con i libici alla fine hanno deciso di andare via". Il fondatore della ong ha poi precisato di avere ricevuto l'autorizzazione di dirigersi a nord verso l'Italia e "quando siamo stati autorizzati a sbarcare a Pozzallo, la situazione si è complicata. Ci è stato detto che dovevamo incontrare le forze dell'ordine e la polizia e siamo stati sentiti prima come testimoni e poi formalmente accusati per il reato di associazione per delinquere e traffico di immigrazione clandestina e se condannati rischiamo fino a 15 anni di prigione oltre al pagamento di una multa. Questo è un altro evento della strategia che mira alla criminalizzazione delle ong nel Mediterraneo".

Nella sua trasferta a Bruxelles il fondatore della ong Proactiva Open Arms incontrerà europarlamentari per spiegare le sue ragioni e difendere l'operato della sua organizzazione precisando che "continueremo il nostro lavoro in mare per salvare vite seguendo il codice di condotta".

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