Nota del Comune su Piazza Patanè

Il vice sindaco con delega al Patrimonio, Mario Pavone, afferma:“Si tratta di una vicenda ultra ventennale che va a chiudersi con l’insediamento di un commissario che impone la restituzione della piazza, così come da sentenza del 2005

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di CataniaToday

L’inizio della storia risale al 18 dicembre 1986 quando il Consiglio comunale votò l’atto espropriativo del luogo. La controparte chiese in sede giudiziaria l’annullamento di tutti gli atti espropriativi ritenendo che il Consiglio comunale non potesse fare la deliberazione del progetto con dichiarazione di pubblica utilità in quanto pare, secondo la controparte, che in sede consiliare vi fossero uno o più componenti che avrebbero potuto avere presuntivi interessi nell’atto.   

Secondo quanto affermato nella sentenza originaria 2454 del dicembre 2005, i consiglieri comunali in carica nel 1986 Rosario Leonardi e Camillo Greco essendo proprietari di due appartamenti che si affacciavano sul terreno avendo un interesse personale alla adozione o meno della delibera non  avrebbero dovuto partecipare alla votazione dell’atto. La sentenza, inoltre, rilevò pure un secondo vizio nella procedura espropriativa.

La  presenza dei due consiglieri è stata ritenuta dal Tribunale vizio di legittimità dell’atto con conseguente annullamento della sentenza.

Il Comune, peraltro, non impugnò la sentenza (avvocati Francesco Merlino e Nazareno Saitta) perché questa era stata dagli stessi legali ritenuta corretta, esente da vizi e, quindi, per non esporre ad ulteriori presuntivi danni l’ente comunale.

Successivamente, al fine di acquisire il bene, il 30 dicembre 2008 il Comune di Acireale emise una ordinanza di acquisizione del bene al patrimonio comunale, sulla base dell’art. 43 del Testo Unico sulle espropriazioni. Anche questo decreto venne impugnato dai proprietari per vizi generici. Nel frattempo, la Corte costituzionale dichiarò illegittimo l’articolo 43 del Testo unico sulle espropriazioni utilizzato dal Comune.

Considerato il giudicato che si è formato, l’Amministrazione è obbligata a restituire l’area per come statuito dal Tar con la sentenza del 2005 e che, a tal uopo, ha nominato un commissario ad acta. La sentenza prevede la restituzione del bene e non indennizzi a carico del bilancio comunale, anzi il Comune chiederà la restituzione delle somme impiegate per gli espropri.

 “Il giudice ha stabilito che quella delibera consiliare di 25 anni fa era illegittima. In questi anni abbiamo cercato di resistere con le leggi a disposizione al fine di mantenere l’utilizzo pubblico del bene. Ci è però stato impossibile superare i vizi di legittimità originari. Una possibilità seppur flebile, rimane, ma è ovvio che chi vince una causa ha tutto il diritto legittimo di dettare le condizioni. Queste, però debbono essere praticabili e devono tenere conto del fatto che il Comune amministra soldi pubblici” commenta il sindaco Nino Garozzo.

 Il vice sindaco con delega al Patrimonio, Mario Pavone, afferma:“Si tratta di una vicenda ultra ventennale che va a chiudersi con l’insediamento di un commissario che impone la restituzione della piazza, così come da sentenza del 2005.  Il nostro ingegnere capo ha convocato una prima volta la controparte, ma senza esito. Dal canto della pubblica Amministrazione, stiamo valutando ogni misura utile sia dal punto di vista tecnico che amministrativo per assicurare l’utilizzo pubblico del luogo”.

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