L’Oasi del Simeto rischia di diventare un agglomerato di edifici turistici

Il progetto prevede un intervento massiccio, per lo più edilizio, su circa 588,30 ettari. Un mega Project Financing dal valore di 1,8 miliardi di euro

L'Oasi del Simeto rischia di diventare un agglomerato di Alberghi dai 15 ai 40 piani, negozi, ristoranti, complessi residenziali, centri estetici, strutture nautiche, campi da golf e specchi d’acqua artificiali. Tutte queste strutture turistiche divoreranno il verde della preriserva naturale.

Il progetto  "Le Economie del Turismo" dell’A.T.I. Portnall Italiana S.p.A.- Oasi del Simeto s.r.l prevede, quindi, un intervento massiccio, per lo più edilizio, su circa 588,30 ettari, ai quali si aggiungono i preesistenti villaggi residenziali abusivi per circa 346,20 ettari. Un mega Project Financing dal valore di 1,8 miliardi di euro.

Legambiente parla di speculazione edilizia mascherata da attività turistica ed ha presentato al Comune di Catania una formale opposizione al progetto con lo slogan: “Vivere la natura nell’Oasi del Simeto”.

Il Presidente dell’associazione etnea, Renato De Pietro dichiara: "Lo slogan Vivere la natura nell’Oasi del Simeto per mascherare una pesante speculazione edilizia, frutto di logiche che pensavamo ormai abbandonate”. 

Secondo Legambiente il progetto annullerebbe la cintura di protezione alla riserva (la cosiddetta Zona A) con una vera e propria colata di cemento. “La zona B di preriserva della riserva naturale ha un’estensione di circa 960 ettari e si sviluppa a protezione della zona A - afferma De Pietro - il progetto in esame prevede la trasformazione di ben 588,3 ettari dell’area di preriserva, la maggior parte dei quali a ridosso con la zona di massima tutela (zona A). Considerato che gli agglomerati abusivi occupano una superficie di oltre 190 ettari, le aree urbanizzate della preriserva ammonterebbero, qualora venisse attuato il progetto, ad oltre l’80% del territorio. Inoltre, se si tiene conto che alcune aree agricole appaiono compromesse in quanto situate all’interno o nelle immediate vicinanze degli agglomerati abusivi, pressoché la totalità della zona B risulterebbe urbanizzata e verrebbe meno la funzione prioritaria dell’area di protezione".

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E’ vero che “in ogni area naturale protetta può essere individuata un’area dove localizzare strutture per l’accoglienza di visitatori e fruitori della riserva- ammette De Pietro- ma nel caso in esame la previsione di vastissime edificazioni e di una completa trasformazione ed antropizzazione del territorio dell’area di preriserva rende il progetto semplicemente inaccettabile sulla base di criteri minimi di tutela del territorio adottati in qualunque paese civile”.
 

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