Omicidio a Calatabiano, l'assassino confessa e fa trovare il cadavere

Il delitto è avvenuto alle 02.30 in contrada Felicetto. Si indaga sul movente: sarebbe l'epilogo di un litigio che i due avevano avuto nel pomeriggio inerente al furto di alcuni capi di bestiame

Un uomo si è presentato, la scorsa notte, ai carabinieri e si è autoaccusato di un omicidio, indicando ai militari dove avrebbero potuto trovare il cadavere della vittima, in contrada Felicetto. 

Il delitto è avvenuto alle 02.30. Resta ancora non chiaro il movente. Sul posto, per recuperare la vettura sono intervenuti i vigili del fuoco. La Procura di Catania, che ha aperto un'inchiesta, non ha reso noto i nomi della vittima e del fermato.

In particolare, alle ore 23 circa di ieri sera, Salvatore Musumeci, 37enne di Giarre, si è presentato spontaneamente ai Carabinieri di Giarre in compagnia del suo legale e ha riferito di aver ucciso Salvatore Buda, del 1966, di Calatabiano.

Dai primi accertamenti è emerso che l’omicidio sarebbe l’epilogo di un litigio che i due avevano avuto nel pomeriggio, inerente al furto di alcuni capi di bestiame che il primo avrebbe addebitato al secondo.  

In particolare Musumeci si sarebbe recato dal Buda per avere informazioni su alcuni vitelli che gli erano stati sottratti nei giorni scorsi. Dalle parole i due sarebbero passati alle mani e infine uno dei due avrebbe imbracciato un fucile a scopo di minaccia. Il diverbio si sarebbe  trasformato in colluttazione e un colpo accidentale partito dall’arma avrebbe colpito al volto la vittima provocandone l’immediato decesso.

Sono in corso le indagini da parte dei Carabinieri della Compagnia di Giarre con il coordinamento della Procura della Repubblica di Catania al fine di vagliare la veridicità di quanto dichiarato dall'uotmo che ha confessato l'omicidio, colpito attualmente da provvedimento di fermo del Pubblico Ministero in attesa della convalida del G.I.P..

L’arma del delitto di cui il Musumeci si sarebbe disfatto nel tragitto da Calatabiano a Giarre è tuttora oggetto di ricerca.

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Allo stato sembra che l’episodio di sangue non sia da ricondurre a dinamiche di criminalità organizzata sebbene i due soggetti nel passato siano stati interessati da attività investigative che li inquadravano nell’ambito di consorterie mafiose.

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