Omicidio di Calatabiano, la confessione dell'assassino: uccisa per pochi euro

Nel pomeriggio di domenica 4 ottobre, una donna ha chiamato in caserma e ha chiesto di parlare con il Comandante della Stazione. Il sottufficiale, una volta giunto a casa, ha ricevuto la confidenza della povera signora secondo la quale suo figlio, Paolo Cartelli, lì presente era l’autore dell’omicidio che si era verificato il giorno prima

Svolgeva commissioni per l'anziana signora, ma sabato pomeriggio di fronte al rifiuto della donna di dargli alcuni euro l'ha aggredita. Sarebbe questa la confessione di Paolo Cartelli, 36 anni, arrestato dai carabinieri e rinchiuso nel carcere di piazza Lanza per l'omicidio di Amalia Ruccella (VIDEO).

Nel pomeriggio del 3 ottobre, alle ore 16 circa, i Carabinieri di Calatabiano hanno ritrovato la 75enne, all’interno della sua abitazione con la gola tagliata ed ormai agonizzante. La donna è stata trasportata con l’elisoccorso presso l’ospedale “Cannizzaro” di Catania dove è deceduta poco dopo per le ferite riportate.

Sul posto sono interventi immediatamente i Carabinieri del R.I.S. di Messina e della Sezione Investigazioni Scientifiche del Comando Provinciale dei Carabinieri di Catania che hanno fatto i rilievi sulla scena del crimine ricostruendo minuziosamente l’azione delittuosa. L’omicida, conoscendo l’anziana signora, era entrato nella sua abitazione e, chiusosi la porta alle spalle, aveva colpito alla testa la donna, che era seduta sul divano, con una bottiglia che si era frantumata. L’assassino, a questo punto, aveva sferrato alla gola il fendente mortale con il collo della bottiglia e, dopo avere rovistato all’interno di una credenza, era fuggito dal retro gettando a terra il vetro.

I Carabinieri del Reparto Operativo e quelli della Compagnia di Giarre, collaborati dal Reparto Crimini Violenti del Ros., giunti sul posto da Roma, hanno cominciato a scandagliare la vita privata della vittima, sentendo numerosi testimoni, vicini di casa e parenti. Gli investigatori hanno, inoltre, acquisito tutte le telecamere del paese dalle quali si poteva desumere la via di fuga dell’assassino ed hanno fatto un’analisi dei tabulati delle celle telefoniche.

Nel frattempo il Ris di Messina, grazie ad un meticoloso lavoro di laboratorio, è riuscito ad esaltare un frammento di impronta digitale dal collo della bottiglia. Gli investigatori, nel corso della notte, hanno effettuato così una serie di controlli in paese ed hanno interrogato decine di persone, fino a quando, nel pomeriggio di domenica 4 ottobre, una donna ha chiamato in caserma e ha chiesto di parlare con il Comandante della Stazione.

Il sottufficiale, una volta giunto a casa, ha ricevuto la confidenza della povera signora secondo la quale suo figlio, Paolo Cartelli, lì presente era l’autore dell’omicidio che si era verificato il giorno prima. I Carabinieri hanno ritrovato presso l’abitazione del soggetto i vestiti insanguinati indossati durante l’azione delittuosa. L’uomo, accompagnato presso il Comando Provinciale di Catania, è stato interrogato dal dott. Pasquale Pacifico, magistrato titolare dell’indagine, e dai Carabinieri, fornendo una piena confessione dell’accaduto perfettamente compatibile con la ricostruzione fatta dagli investigatori e riconducendolo al diniego opposto dalla vittima di saldare nei suoi confronti un debito di 10 euro.

L'uomo, dopo essere stato sottoposto ai rilievi foto-segnaletici che hanno consentito di riscontrare la compatibilità con l’impronta digitale ritrovata sul collo della bottiglia, è stato accompagnato nel carcere di Piazza Lanza in attesa dell’udienza di convalida che si terrà nei prossimi giorni.

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