L'assassino di Giordana Di Stefano ricorre in appello, la madre: "Non avrà altri sconti"

Vera Squatrito commenta la notizia del ricorso in secondo grado di Luca Priolo e dichiara: "Sono serena, gli atti del processo parlano chiaro, non saranno cancellate le aggravanti"

Non accetta la condanna Luca Priolo, condannato il 7 novembre scorso per aver ucciso l'ex fidanzata e madre di sua figlia, Giordana Di Stefano con 48 coltellate. E per questa ragione ha deciso, tramite il suo legale Dario Riccioli, di fare ricorso in appello affinché gli vengano cancellate le aggravanti di crudeltà, premeditazione e stalking che il Gup Rosalba Recupido ha riconosciuto e sottolineato nella sentenza, con la quale il giovane è stato condannato in primo grado, a 30 anni di reclusione.

"Io sono serena e fiduciosa - afferma Vera Squatrito, madre di Giordana, commentando il ricorso - perché le indagini e gli atti processuali parlano chiaro. 'Carta scritta leggere si vuole' mi diceva sempre mia madre, ciò che ha scritto il giudice è chiaro e lui ha già avuto il suo premio dalla legge". L'assassino di Giordana ha ricevuto il massimo della pena con la prima sentenza, ma ha potuto usufruire del rito abbreviato che riduce di un terzo i tempi di reclusione, evitando così l'ergastolo.

La risposta di Vera Squatrito alla madre dell'assassino

Dopo la sentenza in primo grado Vera Squatrito ha risposto con una lettera alla mamma di Luca Priolo, che dopo l'arresto del figlio aveva scritto e inviato una missiva, tramite i suoi legali, alla madre di Giordana e alla stampa. "So che è difficile per te crederlo ma amavo tua figlia come se fosse la mia" scriveva Antonella. A distanza di due anni Vera ha scelto di replicare pubblicamente e tramite la testata nazionale "Il Fatto Quotidiano"e la firma di Selvaggia Lucarelli ha reso noti alcuni stralci delle intercettazioni che riguardano proprio la famiglia di Priolo.

Tra le righe della lettera della mamma di Giordana si legge: "Ho aspettato due anni per rispondere alla tua lettera che era solo uno stratagemma per 'ripulirti' agli occhi della comunità'. Ho aspettato per poter usare gli atti del processo che danno la percezione di chi tu sia e di chi sia tuo figlio. All'alba del 7 ottobre 2015 bussai alla tua porta e tu con lucida freddezza mi guardasti negli occhi sminuendo la mia angoscia [...]. Ma in quelle ore tu già sapevi cosa aveva fatto tuo figlio e dove si trovava, era lui stesso a comunicartelo con un sms che tu non rendevi noto ai carabinieri".

Le intercettazioni e le calunnie

Priolo dopo aver brutalmente assassinato l'ex fidanzata e madre di sua figlia aveva provato a scappare, per poi essere fermato dai carabinieri a Milano. Priolo proprio tramite un messaggio comunicava alla madre di avere bisogno di soldi per fuggire dall'italia. All'interno della lettera Vera Squatrito ha messo nero su bianco alcune intercettazioni ambientali tra i genitori e il giovane nelle quali Giordana, anche da morta, veniva denigrata e insultata. Si legge: "Adesso è una santa - afferma Antonella, la mamma di Luca - qua faceva la bella vita ma l'hai santificata perché è una martire, è morta da martire Luca!". E ancora la madre dell'assassino 'suggerisce' al figlio cosa dire agli inquirenti per giustificare l'efferato omicidio: "[...] Non è che puoi dire 'perché questa si portava i maschi a casa',  non è una giustificazione...devi dire che ti si sono incucchiati i fili".

"Zoccola", "puttana", "zotica" sono solo alcuni degli aggettivi con la quale la famiglia di Luca Priolo definisce Giordana e anche la madre Vera che ai microfoni di Catania Today precisa: "Mia figlia aveva lasciato il suo assassino da tempo, non stavano più insieme, ma lui voleva tornare con lei a tutti i costi. Dopo la morte di Giordana la famiglia dell'omicida ha riarmato suo figlio continuando a giustificarlo e sostenerlo, non gli hanno mai insegnato il rispetto e hanno ucciso mia figlia Giordana altre cento volte con le loro parole".

L'inizio del secondo grado e il processo per stalking

Entro maggio 2018 prenderà il via il processo d'appello nei confronti di Luca Priolo e paralllelamente proseguirà anche il processo per stalking a suo carico. Quel procedimento che sarebbe dovuto iniziare 24 ore dopo l'omicidio. "Il Pm ha fatto un'indagine minuziosa dal 2010 alla morte di mia figlia, ci sono tutti gli elementi per confermare la condanna e tutte le aggravanti. L'assassino aveva progettato tutto, omicidio e fuga, aveva una grande valigia con sè,dentro c'erano anche i curricula e moltissimi abiti. Ma non mi fermerò e non sono preoccupata, penso solo a restituire la dignità a mia figlia e lavoro affinché questi assassini non possano usufruire di nessun tipo di sconto di pena. La legge deve cambiare e lotterò fino alla fine dei miei giorni affinché questo avvenga".

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