Omicidio Ilardo, la figlia Luana: "Dalla mancata cattura di Provenzano alle fughe di notizie: troppi punti oscuri"

L'intervista con la figlia del boss, ucciso a Catania nel maggio del 1996, che aveva deciso di collaborare con la giustizia indicando un summit di mafia con il padrino Bernardo Provenzano. Nonostante i contatti con le istituzioni venne ucciso a pochi giorni dall'ingresso nel programma di protezione

"Mi chiamo Luigi Ilardo e ho deciso di collaborare con la giustizia. Cosa Nostra è diventata solo una macchina di morte. L'unica cosa che mi spinge è la ricerca della normalità della mia vita e di quella dei miei figli, per sono stati i loro sacrifici, i loro dolori, a farmi capire i veri valori della vita...". Con queste parole Luigi Ilardo, ex boss della provincia nissena, aveva aperto la sua collaborazione con le istituzioni dopo alcuni anni di carcere e dopo esserne uscito nel 1993.

Video | Le parole della figlia Luana

Il cugino di Piddu Madonia ha rappresentato per 3 anni una fonte preziosa e sterminata di informazioni per la giustizia e ha permesso di arrestare decine e decine di mafiosi. Ma per Luigi Ilardo, a un certo punto, non c'è stata alcuna protezione: il 10 maggio del 1996, a un passo dal suo inserimento in uno specifico programma per i collaboratori, è stato crivellato di colpi sotto casa sua, a Catania, in via Quintino Sella. E con la morte di Ilardo sono rimasti irrisolti tanti punti oscuri, alcuni dei quali sono i grandi misteri d'Italia: la mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1995 e il rapporto tra la mafia, istituzioni deviate e massoneria.

Soltanto dopo 24 anni è stata scritta la parola fine alla vicenda giudiziaria con la sentenza della Corte di Cassazione che ha condannato all'ergastolo  Giuseppe Madonia, Vincenzo Santapaola, Maurizio Zuccaro e Benedetto Orazio Cocimano per il concorso nell’omicidio di Luigi Ilardo. Ha pagato con la vita la "scoperta" da parte di Cosa Nostra della sua collaborazione, sino ai primi di maggio del 1996, "sotterranea" con le istituzioni. Una "scoperta" che deve avere avuto, secondo la famiglia Ilardo, dei referenti all'interno delle istituzioni.

Il contatto di Ilardo - che aveva come nome in codice "Oriente" - era il colonnello dei carabinieri Michele Riccio. Quest'ultimo ebbe dal collaboratore una imbeccata che avrebbe potuto cambiare il corso della storia sull'isola: un summit di mafia a Mezzojuso con la presenza di Bernardo Provenzano nell'ottobre del 1995. Ilardo informò i carabinieri e si presentò, con tanto di microspie, all'appuntamento ma il blitz non scattò e la cattura del superlatitante non avvenne. Una mancata cattura a cui seguì anche un lungo processo per alti ufficiali dei Ros e che lascia un alone di mistero che è rimasto tutt'ora.

Luana Ilardo, figlia di Luigi, da anni lotta per chiedere verità sui tanti punti oscuri relativi alla vicenda del padre e per evidenziarne la figura di uomo che aveva creduto in un percorso di cambiamento e di collaborazione con la giustizia: "Mio padre non ci ha mai comunicato la scelta di collaborare, ma dalle trascrizioni dei colloqui con il colonnello dei carabinieri RIccio emerge quanto fosse stanco di quella vita e di come i sacrifici della nostra famiglia lo avessero spinto a cambiare vita".

I grandi occhi azzurri di Luana Ilardo sono colmi di malinconia ma anche di determinazione: chiede verità sui giorni di maggio del 1996 che portarono il padre alla morte proprio nel momento in cui, dopo diversi mesi, aveva "istituzionalizzato" la sua collaborazione.

"Ci sono delle anomalie evidenti nella storia di mio padre - spiega -. Per un anno e mezzo aveva collaborato con il colonnello RIccio portando a diversi arresti, anche di grande calibro. Il 2 maggio si presentò al suo primo vero incontro istituzionale a Roma, nella sede dei Ros, non essendo più Oriente e diventando una persona con un nome e un cognome: dopo otto giorni venne ucciso. Cosa è successo? Si parla di una accelerazione dell'omicidio di mio padre. Basti pensare che a distanza di tre giorni dalla sua morte era prevista l'entrata del programma di protezione".

Ilardo dopo essere stato sentito a Roma venne mandato a casa e tornò nella sua Catania, pronto per ripartire verso una località segreta. Ma perché quella leggerezza di farlo ripartire verso la Sicilia? E perché non c'è traccia di nessun verbale del suo incontro nella sede dei Ros?

Misteri che, assieme alla mancata cattura di Provenzano, ancora attanagliano la famiglia Ilardo.

"Con la sentenza di Cassazione - prosegue ancora Luana Ilardo - non è stata scritta la parola fine. Anzi è un nuovo inizio per comprendere la figura di mio padre e le omissioni che vi sono state. Questo tipo di sentenze le definisco sentenze "comode": il braccio sporco ha pagato le sue responsabiità. Sono stati assicurati i mandanti mafiosi ma ci sono state falle dal punto di vista istituzionale: mio padre non è stato protetto bene. Ci sono connessioni a livelli istituzionale e chi ha sbagliato deve assumersi le sue responsabilità, così come noi stiamo pagando con un enorme dolore".

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

Sente di essere stata "abbandonata" dalle istituzioni Luana Ilardo: "Non sono state presenti nella nostra vita. Abbiamo subito un dramma e nessuno ci ha sostenuto. Soltanto Salvatore Borsellino si è attivato per sensibilizzare le istituzioni e per far conoscere la nostra storia". Una storia che nonostante i processi, le sentenze e i colpi di scena presenta ancora tantissimi punti oscuri.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Coronavirus, Musumeci: "In Sicilia 4 zone rosse, dobbiamo evitarne altre"

  • Lungomare, uomo colto da infarto si accascia e muore

  • Pronta ordinanza anticovid di Musumeci: coprifuoco dalle ore 23 e scuole superiori chiuse

  • Coronavirus, coprifuoco dalle 23 e limitazione negli spostamenti: ecco la nuova ordinanza di Musumeci

  • Coronavirus, oggi la nuova ordinanza del presidente Musumeci

  • Gestivano piazze di spaccio e furti di carburante nel Catanese, 11 arresti

Torna su
Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...
CataniaToday è in caricamento