Omicidio a Librino, killer si costituiscono per sfuggire ad una vendetta

Ventiquattro ore dopo il delitto, si sono presentati nella caserma della compagnia di Fontanarossa due fratelli, poi è stata la volta di un loro nipote, in nottata invece è toccato a un terzo fratello. Sono Antonino, Michele e Davide Celso rispettivamente di 41, 38 e 23 anni. Il minore ha 17 anni ed è un loro nipote, figlio di una sorella

Avrebbero scelto il male minore i sicari fermati per la morte di Massimiliano Di Pietro, crivellato di colpi mercoledì, nel quartiere catanese di Librino: temendo per la loro vita hanno deciso di costituirsi. Sotto assedio e temendo una vendetta senza scampo, i quattro killer, tre fratelli e un nipote, si sono consegnati ai carabinieri.

Ieri, esattamente ventiquattro ore dopo il delitto, si sono presentati nella caserma della compagnia di Fontanarossa due fratelli, poi è stata la volta di un loro nipote, in nottata invece è toccato a un terzo fratello. Sono Antonino, Michele e Davide Celso rispettivamente di 41, 38 e 23 anni. Il minore ha 17 anni ed è un loro nipote, figlio di una sorella.

Braccati per il delitto sono entrati in una pericolosa caccia all'uomo da parte di avversari che in breve tempo hanno compiuto nei loro confronti atti intimidatori molto gravi: in poche ore una panineria riconducibile a uno dei fratelli Celso è stata bruciata, così come il fuoco è stato appiccato in una bottega, a un'auto e a due motorini. I Celso hanno così deciso di mettersi nelle mani più sicure dello Stato temendo per la loro incolumità. E lo Stato ha subito predisposto un piano per proteggere i loro familiari: mogli, figli e tutti i parenti prossimi sono stati trasferiti lontano dal quartiere Librino.

Dinanzi al sostituto procuratore Marisa Scavo, Davide Celso, il più giovane dei tre fratelli, il primo ad avere varcato la porta della caserma dei carabinieri, ha raccontato di un dissidio dopo la sua scarcerazione di alcuni mesi fa, avuto con Massimiliano Di Pietro per questioni non meglio definite, ma da ricondurre certamente al mondo della droga (forse un debito insoluto), di essersi armato, mercoledì pomeriggio e di avere affrontato la vittima da solo. Ha anche detto di avere alternato due pistole per compiere l'omicidio.

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La responsabilità insomma sarebbe stata solo sua, secondo il suo racconto. Antonino Celso ha raccontato ai carabinieri di essere arrivato in viale Bummacaro subito dopo il delitto e di avere intuito la gravita' della questione, non nascondendo grande preoccupazione per le sorti della sua famiglia.

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