Omicidio Manduca, accolto il ricorso dei tre figli sul risarcimento

E' stato accolto dalla Cassazione il ricorso dei tre figli di Marianna Manduca - la donna uccisa nel 2007 dal marito che aveva invano denunciato per 12 volte- contro la sentenza d'appello che aveva negato loro il diritto a 259 mila euro di risarcimento

E' stato accolto dalla Cassazione il ricorso dei tre orfani di Marianna Manduca uccisa del giugno del 2007 a Palagonia, in provincia di Catania, da Saverio Nolfo compagno e padre dei suoi figli. I giudici della terza sezione civile hanno accolto il ricorso presentato dagli avvocati Licia D'Amico e Alfredo Galasso a nome dei ragazzi, poi adottati dal cugino della madre Carmelo Cali' e dalla moglie, sul risarcimento corrisposto in seguito all'omicidio della mamma annullando la sentenza di secondo grado e disponendo un nuovo giudizio davanti alla Corte di Appello di Catanzaro.

I tre orfani, in un iter processuale complesso, avevano visto riconoscersi in primo grado un risarcimento di 250 mila euro dopo che era stata ravvisata la responsabilità civile dei magistrati: la donna aveva infatti presentato 12 denunce contro l'uomo che l'ha poi uccisa a coltellate. Ma la Corte d'appello di Messina lo scorso marzo aveva annullato quel risarcimento dando ragione alla Presidenza del Consiglio che aveva fatto ricorso sostenendo che i magistrati di Caltagirone fecero il possibile considerata l'assenza all'epoca di una legge sullo stalking. Una decisione che la difesa della famiglia di Marianna aveva impugnato in Cassazione davanti alla terza sezione civile.

''Siamo molto soddisfatti della risposta di giustizia arrivata oggi con questa sentenza della Corte di Cassazione. Una sentenza di portata storica''. Cosi' l'avvocato Licia D'Amico, che insieme all'avvocato Alfredo Galasso difende i tre orfani di Marianna, commenta all'Adnkronos la decisione dei giudici della Terza Sezione Civile della Suprema Corte. ''Questa sentenza che accoglie pienamente il nostro ricorso riconosce - sottolinea l'avvocato - che quanto era stato deciso dalla Corte di Appello di Messina era errato. Ora ci attende un nuovo grado di giudizio. Intanto e' arrivato quello che chiedevamo, una parola di giustizia, una sentenza che ne cancella una sbagliata, che toccava una vicenda dolorosa, un femminicidio, una donna, Marianna, che aveva denunciato ma non era stata ascoltata. Oggi arriva un messaggio di incoraggiamento per chi e' vittima di violenza''.

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