Cronaca

Morte Ylenia, polizia ricostruisce il litigio e l’aggressione prima della sua tragica fine

Convalidato il fermo per la 34enne Daniela Agata Nicotra. Ha colpito con un coltello l'amica al culmine di una lite in strada causandone la morte

Dopo i tanti punti oscuri, la polizia ha ricostruito tutte le fasi che hanno portato alla scomparsa di Ylenia Bonavera, la giovane deceduta a seguito di una coltellata subita alla spalla. La donna era già assurta agli onori della cronaca nel 2017 quando un ex fidanzato l'aveva aggredita cercando di darle fuoco. L'uomo è stato condannato a 10 anni e la donna aveva riportato diverse ustioni e aveva perso il bambino che aspettava. Durante il processo prese le difese dell'ex, considerando il gesto come una prova d'amore e per questo fu rinviata a giudizio a Messina per favoreggiamento e falsa testimonianza. La prossima udienza era stata fissata per il marzo del 2021. Un'udienza a cui Ylenia Bonavera non potrà prendere parte poiché sulla sua strada avrebbe incrociato una donna, sua amica, che l'ha aggredita e colpita con una coltellata: si tratta di Daniela Agata Nicotra, di 34 anni, fermata dalla polizia per omicidio volontario aggravato.

Per la procura vi sono gravi indizi di colpevolezza. La ricostruzione parte dallo scorso 9 dicembre quando Ylenia Bonavera è stata trasportata nel pronto soccorso del Garibaldi da un conoscente in evidente stato di alterazione psicofisica ed in grave pericolo di vita in quanto colpita alla spalla destra da un colpo d’arma da punta e da taglio, presentando un’abbondante emorragia. La lite con la 34enne è avvenuta nel popolare rione San Cristoforo, precisamente all’incrocio tra via Santa Maria delle Salette e via Della Concordia. Sul posto gli inquirenti hanno trovato evidenti e copiose tracce ematiche nonché una ciocca di capelli finte, segno probabile di una precedente lite. In tale contesto, valutata l’abbondante perdita sangue, testimoniata dalle tracce ematiche presenti sull’asfalto ed all’interno dell’autovettura in uso alla vittima, l’attività investigativa ha consentito di  acquisire due fondamentali dichiarazioni rese da altrettanti testimoni oculari che indicavano proprio la 34enne Nicotra come l'autrice del colpo che ha ferito Ylenia Bonavera.

Per il medico legale, incaricato dalla procura, il decesso è stato causato “con elevata probabilità logico-scientifica" dalla coltellata inferta dalla 34enne. Così Daniela Agata Nicotra, il 10 dicembre, si è presentata spontaneamente negli uffici della polizia unitamente al proprio difensore di fiducia e ha confessato che l’omicidio sarebbe maturato nel corso di una violenta lite avvenuta per strada.  Nell’occasione, dopo essere stata ferita al viso dalla vittima, Daniela Agata Nicotra aveva deciso di prelevare un coltello da cucina all’interno della propria autovettura e si era scagliata contro la sua amica colpendola mortalmente all’altezza della spalla destra.

Al termine dell'interrogatorio, Nicotra è stata fermata e condotta nel carcere di piazza Lanza. L'autopsia sul corpo di Ylenia Bonavera ha fatto rilevare che la morte è stata provocata da “shock metaemorragico acuto, secondario a lesione a tutto spessore del secondo tratto dell’arteria ascellare di destra”, con il “colpo” che “ha avuto una direzione dall’alto verso il basso, leggermente dal dietro all’avanti e leggermente destro sinistro ed ha attraversato la cute dirigendosi al davanti della clavicola, penetrando i muscoli grande pettorale, piccolo pettorale sulla linea emiclaveare fino a giungere tra il primo e secondo spazio intercostale, penetrare la pleura e il lobo superiore del polmone di destra creando un lago emorragico in cavità pleura”.

Nel corso dell’attività d’indagine si è proceduto inoltre a denunciare per il reato di favoreggiamento personale alcune persone che, dopo la commissione dell'omicidio, hanno aiutato la responsabile ad eludere le indagini. Tali responsabilità sono emerse, in forma ancora più palese, a seguito dell’acquisizione del noto video che riprende le tragiche fasi dell’aggressione e da cui si evince che alcune persone, presenti durante le fasi dell’omicidio, hanno falsamente dichiarato di non aver assistito alla scena.

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