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Cronaca

Operazione "Kynara", i calabresi inondano di cocaina le piazze siciliane: ne arrivavano oltre 40 chili al mese

I canali di distribuzione calabresi si confermano un punto di riferimento per lo spaccio di cocaina in Sicilia e nel resto della Penisola, come già accertato nell'ambito dell'operazione "Blanco"

Ogni due settimane arrivavano in media 15-20 chili di cocaina in Sicilia, grazie ai viaggi di corrieri più o meno insospettabili che, ricevevano in cambio una paga di 1500 - 2000 euro a trasferta. E' quanto accertato dagli agenti della squadra mobile etnea e dalla sezione antidroga, guidate rispettivamente da Antonio Sfameni e Paolo Lisi, nell'ambito dell'operazione "Kynara". Sono 30 gli indagati raggiunti da misure cautelari, 23 dei quali ora trasferiti in carcere, mentre altri 7 sono ai domiciliari.

I nomi degli arrestati

Chi erano i capi dell'organizzazione

L'organizzazione aveva due membri apicali: il trafficante calabrese Saverio Zoccoli (che avrebbe coinvolto anche il figlio minorenne, ora collocato in comunità), subentrato a Vincenzo Davì, ed il catanese Michele Vinciguerra, detto  " 'U curdunaru". Dopo un lungo periodo di detenzione finito nell'aprile del 2021, in quanto condannato anche per associazione mafiosa ed associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, sarebbe tornato sui suoi passi riallacciando i rapporti con altri esponenti del clan Cappello Bonaccorsi. Lui stesso, secondo le recenti dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Carmelo Liistro, avrebbe assunto il controllo delle Salette di San Cristoforo e sarebbe stato molto vicino ai fratelli Crisafulli, cui lo legano anche rapporti di parentela. Grazie a questa autorevolezza, avrebbe quindi creato un gruppo autonomo di spaccio, con dentro i suoi più stretti familiari, nipoti e cugini.

La genesi dell'inchiesta

Le indagini, nell'ambito delle quali sono stati sequestrati 41 chili di cocaina e 2 chili di hashish, hanno preso il via grazie al monitoraggio del corriere calabrese Concetto Ficara, che avrebbe rifornito diversi trafficanti catanesi- tra cui Sebastiano Fabio Musumeci, attivo a San Cristofoto - ed altri grossisti delle province di Siracusa e Palermo. I canali di distribuzione calabresi si confermano un punto di riferimento per lo spaccio di cocaina in Sicilia e nel resto della Penisola, come già accertato nell'ambito dell'operazione "Blanco" . Saverio Zoccoli, originario di Bianco, nella locride, entra in scena nel 2021. Utilizzando i propri corrieri, le cui vetture erano appositamente modificate con dei vani nascosti per occultare droga e mazzette di banconote, riforniva settimanalmente i distributori catanesi Alberto Bassetta e Giacomo Ravasco. A loro volta, Bassetta e Ravasco rivendevano la cocaina  a vari acquirenti catanesi, palermitani e siracusani e facevano parte del gruppo di Michele Vinciguerra.

I panetti nascosti in auto e furgoni

I panetti di droga, caricati nella cittadina calabrese di Bovalino, una volta giunti a destinazione venivano nascosti nelle basi catanesi poste in via Zuccarelli, Vaccarizzo, San Giuseppe La Rena, via Geranio (tutte case private) ed in un b&b di via Forcile. Mentre la cassa comune, alimentata dagli introiti del traffico di droga e dalla ridistribuzione dei ricavi, è stata individuata dagli inquirenti nell'abitazione di Gaetana Ravasco e Ignazio Villari. I corrieri calabresi, una volta consegnato il carico, spesso con non poche difficoltà, ritornavano a Bovalino per portare i contanti, avvolti in buste della spesa. I viaggi, alcuni dei quali monitorati dalle microspie piazzate a bordo di furgoni ed auto, che a volte sono state trovate ed eliminate dagli indagati, sono andati avanti anche durante le restrizioni Covid. In una occasione, i corrieri sottoposti a controllo hanno riferito di doversi recare in Sicilia per sottoporsi a delle visite mediche oncologiche. All'operazione antidroga "Kynara" hanno preso parte oltre 200 operatori della polizia di Stato.

Le dichiarazioni rese dagli inquirenti in conferenza stampa

Il panetto "scomparso" ed il pestaggio di un corriere

Uno degli indagati colpito da ordinanza di custodia cautelare in carcere, Vito Finocchiaro, sarebbe stato protagonista di un violento pestaggio in seguito alla sparizione di un chilo di cocaina. Ogni panetto, su piazza, può raggiungere un valore di 40 mila euro ed il gruppo del "curdunaru" non poteva certo fare passare sotto banco un ammanco di questa portata. Michele Vinciguerra ed Alberto Bassetta avrebbero quindi prima pestato Finocchiaro, senza ottenere risposte convincenti, e successivamente lo avrebbero obbligato a versare mensilmente una cifra per ripagare la grave perdita. Della polvere bianca scomparsa non si avrà, comunque, nessuna notizia.

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