Venerdì, 12 Luglio 2024
Cronaca

Fiumi di droga in città con l'aiuto della mafia, 21 arresti e sequestro di beni per 4 milioni di euro

Vasta operazione antidroga della guardia di finanza. Sequestrati 34 chili di cocaina, 400 chili di marijuana, un chilo di hashish, 11 piante di cannabis e 38 proiettili calibro 9. Sequestrate anche undici attività commerciali a Catania e provincia. L'organizzazione aveva ramificazioni anche a Palermo e Siracusa

Una lunga e certosina indagine della guardia di finanza, durata due anni, ha portato in carcere ventuno presunti trafficanti di droga che, secondo l'accusa, gestivano un enorme traffico di droga in varie piazze di spaccio, tra Catania, Palermo e Siracusa.  A conclusione delle indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Ignazio Fonzo e dai sostituti Andrea Bonomo e Alessandro La Rosa, gli uomini della guardia di finanza hanno fatto luce sulle attività di un’associazione criminale che sarebbe stata diretta da quattro fratelli, “grossisti” per i fornitori delle piazze di spaccio.  L'operazione, denominata "Slot Machine",  ha portato anche al sequestro di 11 attività economiche, sette fabbricati, sei terreni e di 50 rapporti finanziari e depositi. Le indagini del Gico del nucleo di Pef della guardia di finanza di Catania sezione Goa prendono il via da uno spunto dell'operazione "La Vallette" su un traffico di droga tra Sicilia, Calabria e Malta.

Il ruolo del clan

Il gruppo, è la tesi dell'accusa, "avrebbe avuto profili di contiguità con il clan Cappello-Bonaccorsi" avvalendosi "del carisma criminale di Santo Aiello, di 63 anni, cognato dei fratelli Vitale e noto esponente della cosca per dirimere le controversie legate al traffico di stupefacenti, ottenere più agevolmente i pagamenti loro 'dovuti' e garantirsi in ogni caso la copertura necessaria al mantenimento dei traffici illeciti".

I nomi degli arrestati

I canali di acquisto

I canali principali di rifornimento di droga, sarebbe emerso dalle indagini, erano due: il primo con base operativa in Figline Valdarno in Toscana, con a capo Paolo Messina Paolo, di 44 anni, e l'albanese Erion Keci, detto "Johnny", di 33 anni; e il secondo a Catania, riconducibile a Salvatore Copia, di 53 anni, e a Nunzio Cacia, di 50. Il trasporto e la custodia della merce acquistata sarebbero poi stati garantiti anche da Giovanni Santoro, di 40 anni, Angelo Ottavio Isaia, di 51, e Matteo Aiello, di 71, che, contesta la Procura di Catania, avrebbero gestito diversi siti di stoccaggio tra Catania, Gravina di Catania, Misterbianco e il Villaggio Ippocampo di mare.

La piantagione

Dalle indagini delle Fiamme gialle sarebbe, inoltre, emersa l'esistenza di un secondo gruppo, indipendente, dedito al traffico organizzato di stupefacenti che avrebbe impiantato una vasta piantagione di cannabis su un terreno di circa 1.500 metri quadrati vicino alla cascata "Oxena" tra Militello Val di Catania e Grammichele, occupandosi della coltivazione, della lavorazione e della vendita di ingenti quantitativi di marijuana. L'erba, ben sigillata veniva poi stoccata in profondi buchi scavati nelle vicinanze della piantagione. Questo secondo gruppo, ricostruisce la Procura, sarebbe stato composto da: Pietro Artimino Pietro, di 51 anni, con il ruolo di organizzatore; Giampaolo Artimino, di 44 anni, Mario Murgo, di 56, come stretti collaboratori del primo; e dall'albanese Ardian Qarri, di 39 anni, addetto alla manutenzione ordinaria della piantagione, oltre a svolgere funzioni di guardiano e vedetta.

La rete commerciale 

Dalle indagini sarebbe emerso il successivo reimpiego dei proventi illeciti del traffico di stupefacenti in attività commerciali lecite. Nello specifico, sarebbero stati individuati gli investimenti di due dei quattro fratelli in una società a responsabilità limitata e in una ditta individuale, operanti nel settore della compravendita e noleggio di autovetture in Tremestieri etneo e Viagrande (CT). Inoltre, sarebbe stata riscontrata la fittizia attribuzione della titolarità di una ditta individuale di Catania, esercente l’attività di bar, al fine di eludere le disposizioni in materia di misure di prevenzione patrimoniali. Nell'ambito dell'operazione il Gip Simona Ragazzi, accogliendo la richiesta della Procura, ha disposto il sequestro di beni per circa 4 milioni di euro. Il provvedimento riguarda la "Florio Srls" e la "Florio Vincenzo", con sede, rispettivamente, a Tremestieri etneo e Viagrande, esercenti attività di compravendita e noleggio di autovetture; "New Bar Galermo", poi denominato "Caffè in piazza", a Catania; "Vitale Angelo" e "Ortodosso Alessandra Agata", a Catania, esercenti la vendita al dettaglio di alimenti e bevande; 'Vf Point s.r.l.s." e 'Vitale Franco", a Catania, operanti nel settore dei giochi e scommesse ( da qui il nome dell'operazione); "Elicar S.r.l.s.", a Catania, attiva nella vendita di auto e motoveicoli; "Sk Motor" e "Fazio Gaetano", a Catania, e. "Akter Sumaya", a Gravina di Catania, operanti nel commercio di autoveicoli. Sequestrati anche sette fabbricati e sei terreni, ubicati tra Catania, Viagrande e Gravina di Catania; e anche 50 rapporti bancari e postali e depositi intestati o riconducibili agli indagati Giuseppe e Franco Vitale e Vincenzo Florio 

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